Storie di cani ed altre storie



Progetto (C)Ave Canem
contro il randagismo
e per un atto di civiltà e di amore

 
Adotta Meleagro
porta a casa tua una vita e una storia di Pompei
 

Storie di cani ed altre storie

a cura di Stella Pende, scrittrice, giornalista ed animalista
“Per cominciare una nuova vita. Non dimenticate i cani di Pompei”

Menade detta Nerina

 
“Mi chiamo Menade, ho appena compiuto un anno e, come ogni sacerdotessa del dio del vino, vivo davanti alla casa del mio unico sposo: Bacco. Sono nera e lucida come la notte. Quando danzo alle stelle per lui piena del suo nettare. Quando la mia coda si allunga nell’aria come una cometa ebbra. Poi, dopo aver ululato la mia passione alla luna, eccolo apparire. E lui, il mio Dio, mi fa danzare e mi sussurra nelle orecchie pelose tutto il suo ardire. Per questo ho imparato la fedeltà assoluta, l’allegria. Per questo posso dare la felicità e la mia passione ad ogni umano che la chiederà”.

Caratteristiche:
Femmina di un anno. Taglia media-piccola, pelo corto, mantello nero, muso allungato e occhi marroni.

Odone

 
“Mi hanno trovato nei granai del Foro mentre divoravo una bella pizza gonfiata dal grano d’oro delle nostre messi campane. Sono Odone, commercio in essenze e belletti. La mia mamma, Setterina Patrizia macchiata di nero e bianco, ci allattava in mezzo ai prati di Pompei, dove fiori e campanule deliziavano il nostro olfatto di cuccioli. E il profumo è entrato nelle nostre vite.  Per questo il mio manto, lucido e setoso, sarà la gioia di chi vorrà tenermi per sempre con lui”.

Caratteristiche:
Maschio di quattro ann, tipo Pointer. Taglia media, pelo corto, manto bianco con macchie nere ed occhi marroni.

Polibia detta Piuma


“A Pompei nel quartiere delle Terme antiche, dove mi aggiro liberamente, mi chiamano Polibia. Ho due anni e, come i Polibii che si rispettano, sono una schiava liberta e quando posso prediligo  quest’area di caldi umidi e di acque che gonfiano  il mio pelo e rilassano le mie povere zampe stanche di lavoro. I miei amici canini a Pompei dicono che sono magica perché, d’improvviso una mattina, la mia coda si è svegliata con una spennellatura bianca. Non sanno la verità. Una notte alle terme ero immersa caldamente nelle vasche, quando, sul cocchio di porporina avvolto da una nuvola di fumo, si è palesato Apollo Bellissimo, impennato e grande fusto. Ma anche molto arrabbiato di trovare una schiava liberta e pelosa nelle sue acque preferite. Così, furioso, mi ha acchiappato per la coda scaraventandomi fuori dalla vasca. E l’incontro con quella mano divina mi ha riempito di luce il pizzo della coda”.

Caratteristiche:
Femmina di cinque anni. Pelo medio, mantello nero con striscia bianca sul muso, sul petto e sulla coda. Occhi marroni.

Plautus

 
“Ero un cucciolo timido. Avevo paura di stare in società nella moltitudine canifera di Pompei.  Pensavo che gli amici pelosi trovassero goffa la mia andatura un po’ dondolante e troppo femminile il candore della mia tunica. Pardon della mia pelliccia. Allora ho deciso che mi sarei chiamato Plautus (plotus nel vecchio lessico umbro vuol dire “dalle grandi orecchie”) e che sarei stato io a divertirmi, conquistando il favore di tutti i quadrupedi pulciosi del sito. Così, ispirandomi al grande scrittore che porto nel nome, ho scritto una commedia su misura per i cani di Pompei. Due cortigiane chiamate Bacchidi, bellissime, chiome di seta, ingioiellate come imperatrici, arrivano a Pompei e incontrano davanti alla mensa ponderaria un certo Plautus (il sottoscritto). Innamorate del suo manto bianco, delle grandi orecchie e del naso signorile a tartufo, decidono di adottarlo e di prenderlo con loro nel palazzo di Napoli con fontane, meraviglie e 100 ettari di parco. Quando stanno per caricarlo sulla loro littorina, Plautus abbaia tre volte e subito, da ogni vicolo della Pompei perduta, ecco schizzare code festose, nasi e musi felici. Tutti vogliosi di partire per Napoli (ma anche per Roma, Firenze o Milano) per cercare e trovare nuovi padroni da amare”.

Caratteristiche:
Maschio di quattro anni. Taglia grande, mantello bianco e occhi marroni.

Alleia

Alleia
"E’ stata la mia genitrice pelosa a chiamarmi Alleia. Sono  agghindatrice ,  massaggiatrice e cosmeta  per le più belle signore di Pompei. Sarei anche  la governante ideale per il vostro giardino e per una ricca domus da proteggere.  Come ogni matrona pompeiana che si rispetti sono forte, ho curve  morbide, muscoli rigogliosi per il massaggio e peli rasati a dovere. Possiedo anche  un mantello di tigre rosso e nero che fa  schizzare  di gelosia le mie amiche quando al tramonto le incontro per il tè davanti al tempio di Apollo.
Il mio asso nella manica però  sono un paio di calzine. bianche, davvero erotiche. Vi dicono quanti bagni di creme e unguenti le mie estremità hanno visto e ricevuto e quanti sesterzi hanno raccolto le mie carezze.  Un successo che sfata i miti così infausti del magro è bello. Così nell’onda oggi. I romani e gli dei, molto spesso miei clienti di massaggi e depilazioni, preferivano giustamente femmine in carne: abbondanti  e generose. Un segreto? Per depilare dei e amici uso il dropax, una crema depilatoria a base di resina, pece e gomma d’edera  davvero infallibile. Chi credete abbia fatto lisci e vellutati gli eroici pettorali del Dio Apollo, una volta boscosissimi? L’unico fallimento l’ho visto con la Dea Giunone. Era talmente peluda che qualche sterpetto di barba le è rimasto sul pizzo. Tanto che Giove, un po’ disgustato, l’ha ripudiata e si è presa Io, figlia di un re di Argo e sacerdotessa di Era. Un putiferio! "

Caratteristiche
: Femmina di taglia grande, incrocio molossoide, e di quattro anni. Pelo corto tigrato e calzini bianchi. Carattere socievole.

Cuspius

 
Cuspius
"Sono Cuspius: Felice come ogni «pomarius» (fruttivendolo) della mia amata Pompei. Sono anche giovane, pieno di vite(il mio astrologo dice che è Venere in persona ad avermi accarezzato nella precedente esistenza per farmi così fusto oggi) e di grandi voglie ludiche. Mi piace soprattutto, visto il mestiere e la giovane età, giocare a palla con le mele più rosse dei miei cesti. Ecco le mie ceste! Per benedizione del sacro Vesuvio (che gli dei non lo facciano arrabbiare per carità!) la nostra terra vulcanica è madre fertile di ortaggi  e frutti succosi: carote come spade, patate come pomi d’oro, zucchine come i falli degli dei, arance come soli.
E poiché le carni di beccacce e anatre sono rare e costosissime in questa era, dunque procurano  infelicità ai miei clienti, io do invece la felicità del gusto e della pancia all’intera Pompei.  Come la darò a chiunque vorrà gradire la mia compagnia di giovane e amoroso amico. "

Caratteristiche
: Maschio tipo lupoide di un anno. Pelo corto marrone e nero. Carattere vivace ed attento.

Decius

Decius
 
" Ho una tonstrina (bottega) all’aperto si chiama «Da DECIUS, barbiere per signori». Sta proprio davanti alla Palestra nei pressi dell’Anfiteatro. E’ un luogo strategico per arranfare i clienti sudati e smandrappati dopo la ginnastica. Tutti i miei concorrenti aprono baracche e baracchette nei luoghi più affollati come i bagni pubblici le Terme o il Foro. Sono famoso per i miei tagli con la cazzuola, anche se la forbice un po’ arrugginita ogni tanto da il suo peggio e zizzagando mi concia le chiome dei senatori che paiono delle fisarmonica. Uno di loro Semprenius mi ha preso a calci nella coda, pardon nel deretano, fino all’anfiteatro….In compenso in barba e baffi sono insuperabile. La mia novacula (rasoio) scivola sui guancioni di ginnasti e senatori che è una bellezza , anche se non sempre la mia zampa, pardon la mia mano è delle più ferme.
La peggior avventura l’ho vissuta con il vecchio consorte di Apuleia, la commerciante di argille. La novacula è scivolata sull’unguento barbifero e un getto di sangue ha cominciato a schizzare come fontana. Ho dovuto tamponare con impacchi di ragnatela, olio e aceto e prendermi altrettante pedate nel deretano. Finchè non ho trovato l’idea! Una pallina di resina in bocca al cliente che tendesse le sue floscerie."

Caratteristiche
: Maschio di quattro anni, tranquillo. Ha il pelo corto marrone scuro

Ortus

Ortus
" Chi non ha sentito parlare di Ortus, gemmarius e caelator (gioielliere e intagliatore) abitante  nel cuore di Pompei, proprio accanto alla famosa Via dell’Abbondanza? Nessuno. Perché ogni nobile civis di Pompei conosce la mia bottega di meraviglie: ori  a filigrana, gemme color del mare , ametiste e onici nere come gli occhi di Minerva. Turchesi come i seni delle Sirene. Il gioiello più bello l’ho disegnato per la consorte di Cecilio Giocondo, il foenerator, l’usuraio. Con le ametiste, i cristalli e gli ori ereditati dai poveretii che non potevano pagare le  usure feroci del marito, ho ricavato per Caspilla una collana delle più belle della città. Come un diadema per quel suo collo lungo come un capitello.E poi anche un bracciale in pendant. Per le Idi di marzo anche le sacerdotesse di Ercole hanno avuto il loro monile su misura: un pugnale sacrificale col manico tempestato di vetri  preziosi e porporina. Un monile che , per mio volere , è rimasto esposto nel tempio e mai usato per i sacrifici. Le uccisioni violente degli animali, chissà perché, mi hanno sempre dato un filo di brivido…Approfittate della mia esperienza dunque. Non biasimate l’età ma coglietene i pregi.  Del resto chi non vorrebbe in casa un vero gioiello partenopeo? Con la coda?????" 

Caratteristiche
: Maschio di taglia grande. Ha quattro anni, il pelo corto e gli occhi marroni. Carattere socievole.
 

Vesonius


Vesonius era il precettore privato dei bambini canini di Pompei. Dalla sua barba marroncina e dagli occhi carbone si può notare come fosse severo e preciso soprattutto nelle declamazioni dei grandi oratori. Aveva un debole per Cicerone che conosceva a memoria e che recitava anche dal barbiere quando gli facevano shampoo e tosatura mensile. Ma se i suoi allievi pelosi non mostravano interesse e amore per il grande oratore allora  Vesonius impartiva loro dieci bacchettate sulle zampe con la ferla, asticella ad hoc per punire i distratti e gli indisciplinati. Se non bastava la ferula Vesonius condiva la punizione con 7 codate assestate per bene sul deretano. Simili memorie sono tramandate da graffiti lasciati dal padre di un allievo del grande pedagogus e in particolare da una scritta alquanto minacciosa” se non ti piace Cicerone verrai picchiato”. Un filo aggressivo ma certamente convincente. Oggi che Pompei non ospita più maestri e precettori per questione di restauri Vesonius cerca casa e famiglia. Possibilmente con allievi ciucci da accudire.
 

Popidius


Popidius era il tintore più in voga della Pompei elegante. Il bel fusto, mantello biondo, occhi castagna di chi la sa molto lunga, aveva una bottega di lavatura e tintura che nessuna madama cagnola  pompeiana poteva trascurare. Al centro della grande stanza c’erano tre vasche di lavaggio comunicanti e costruite sempre a scalare nella muratura di modo che nell’ultima conca arrivasse acqua sempre più pulita. A quel punto toghe, abiti e pepli venivano sciacquati con menta soda nell’ultima conca e pronti per essere stesi sui tetti dove sarebbero stati stirati col pressurium, asta di legno. Popidius era molto corteggiato  nella Pompei antica.  Si racconta perfino che molte signore gli scodinzolassero intorno pur di avere sconti nel trattamento dei loro pepli. Pompilia, nobile dama romana, dotata di forme giunoniche e mantello peloso eroticamente morbido, gli aveva chiesto  di tingere dell’azzurro dei suoi occhi l’ abito per i passeggi al foro. Popidius aveva lavorato sei giorni, ma poi a tintura finita aveva chiesto un pagamento in natura: un rifornimento di urina gratis da tutta la famiglia, marito e cuccioli compresi che, entusiasti, avevano subito ricambiato il favore.
 

Caio


Caio, 5 anni, muscoletti e pelino bianco annaffiato di nuvole bionde,  faceva l’asinaio. Nella Pompei antica il mulo era il più sfortunato. Addetto com’era a trasporti terribilmente pesanti. Il cavallo era usato soprattutto per le battaglie e anche  per tirare  ricche carrozze . L’asino invece era il mezzo di trasporto più sicuro della città. Caius, che era un quadrupede senza scrupoli, aveva  venti asinelli e li teneva affamati alquanto sostenendo che, più un asino mangia e più dorme . Faceva trasporti di derrate alimentari, ma anche  di mobili, e grandi partite tessili. I suoi asini erano sfiniti, piagati e avvelenati col padrone. Finchè un giorno, mentre Caius rigovernava la sua stalla annusando di qua e di là quel bell’odore di biada che deliziava le sue narici , uno dei poveri asinelli preso da un attacco di odio forsennato, ha messo un colpo in canna nel suo zoccolo e gli ha rifilato un calcione in pieno muso. Caius volato dall’altra parte della stalla, proprio sullo sterco di una delle sue vittime, si è ritrovato da quel giorno una macchia marrone blu intorno a l’occhio destro. Così ogni mattina, quando si guarda allo specchio, corre alla stalla e distribuisce biada e fieno in abbondanza.   
 

Ultimo aggiornamento: 01/02/2010