Le influenze letterarie nella pittura

LE INFLUENZE LETTERARIE NELLA PITTURA 


Peristilio della casa del Poeta Tragico: sacrificio di Ifigenia (Marsigli, 1824)


Tra i soggetti più ricorrenti nella pittura di Pompei sono quelli che attingono al mondo letterario. Un ruolo particolare svolgono naturalmente i poemi omerici, l'Odissea ma soprattutto l'Iliade. Alla diffusione di questi motivi non doveva essere estraneo il peso della propaganda augustea, che sottolineava la discendenza della famiglia dell'Imperatore dall'eroe troiano Enea. 

L'Iliade
Alcune dimore, particolarmente ricche, dedicano la decorazione di interi ambienti a scene tratte dal ciclo omerico. 
Nella Casa del Menandro, ad esempio, l'ala che si affaccia sull'atrio è decorata con episodi delle guerra di Troia, che sembrano avere, come denominatore comune, l'intensa drammaticità.
La sala, collegata direttamente all'atrio da una ampia apertura anticamente chiusa con una tenda, reca sulla parete sud il sacerdote Laocoonte ed i suoi figli strangolati dai serpenti, mentre alcuni spettatori assistono atterriti. 

Sulla parete di fondo la figlia di Priamo, Cassandra, cerca rifugio presso la statua di Atena per sfuggire ad Ulisse che la insegue: Troia è caduta ed i Greci si abbandonano a saccheggi e distruzioni. 
Sulla parete nord Menelao incontra Elena a guerra ormai finita e l'afferra per i capelli.


L'eroe Achille
Grande successo ebbero particolarmente le storie di Achille. Vari erano gli episodi rappresentati, ma anche nell'ambito dello stesso soggetto, la resa era spesso molto diversa. 

Tra i temi più frequenti è l'episodio della contesa di Achille ed Agamennone per il possesso della schiava Briseide, che troviamo in varie abitazioni di Pompei, dove però la vicenda è trattata in momenti diversi. Così nella Casa di Apollo, sulla parete laterale del cubiculum in fondo al giardino, ora al Museo di Napoli, la scena ritratta, in questo caso in mosaico, rappresenta un momento di massima drammaticità: Achille affronta, infatti, il capo della spedizione contro Troia, Agamennone, sguainando la spada per ribadire il suo diritto di possesso sulla schiava Briseide.

Nella Casa degli Amorini Dorati, nella stanza a nord del peristilio, è rappresentato, invece, un momento struggente, quando Achille nella sua tenda tra il fidato amico Patroclo e l'amata Briseide, pur consapevole di dover cedere la sua schiava ad Agamennone, non riesce a separarsene.
L'episodio è ormai giunto a compimento nella pittura della Casa del Poeta Tragico, ora al Museo di Napoli, dove Achille, seduto fuori della sua tenda, guarda Briseide che si accomiata da lui, con il capo velato, in presenza di Patroclo. Si tratta di una replica molto vicina all'originale greco, databile alla seconda metà del IV sec.a.C.. Tra tutte le varianti di questo tema, questa sembra essere la più curata, sia dal punto di vista artistico che tecnico: ben riuscito è l'espediente utilizzato dall'artista di ritrarre con tonalità più chiare le figure sullo sfondo, facendo risaltare le tre figure principali in primo piano.

Altro tema caro ai pictores di Pompei è l'episodio di Achille, travestito e nascosto a Sciro.
Il soggetto è ripetuto ben dieci volte, sempre con gusto diverso e particolari differenti. 
Secondo la leggenda, Achille si era nascosto a Sciro, travestito da donna, tra le figlie del re Licomede, per sfuggire al suo destino che aveva previsto la morte sicura nella guerra contro Troia. Ma l'indovino Calcante aveva ammonito i Greci che, solo con la presenza di Achille, la guerra di Troia avrebbe portato una vittoria agli Achei. Fu mandato così l'astuto Ulisse, travestito da mercante, che, mostrando delle armi, scoprì la vera identità di Achille, tradito dal suo interesse.

Il coinvolgimento dell'eroe nella guerra porta la madre Teti a procurare al figlio armi e difese che possano consentirgli di sfuggire al suo fato di morte. Così nella Casa IX, 1, 7, Efesto, il romano Vulcano, mostra a Teti le armi che egli stesso ha fabbricato per Achille. La dimora del dio è rappresentata con la cura nei dettagli, mentre è di effetto l'espediente di raffigurare sullo scudo che regge Efesto l'immagine riflessa della dea.
Lo stesso soggetto decora la parete del salone che affaccia sul peristilio della Casa degli Amorini Dorati, ricca di scene mitologiche e di ispirazione omerica. Il tema ritorna anche nella esedra della Casa di Vedius Siricus, dove tra le armi brilla la splendente armatura fabbricata da Efesto per Achille.

Elena di Troia
Un altro ciclo di successo è quello che vede protagonista Elena, causa della guerra di Troia. 
All'antefatto della guerra di Troia allude probabilmente il pittore del triclinio della Casa del Fabbro che ritrae Paride, figlio di Priamo, intento a controllare il bestiame sul monte Ida, inserito in un paesaggio montano con accenni naturalistici.
Nel tablino della Casa degli Amorini Dorati Paride incontra Elena per la prima volta, raffigurata nella reggia di Menelao a Sparta e già la figura di Amore li accompagna, a indicare il destino che si sta compiendo. Questo stesso momento è rappresentato nel cubiculum della Casa dell'Efebo. In entrambe le dimore compare, però, il momento finale della vicenda: l'incontro di  Menelao con Elena.

Dall'Iliade all'Eneide
Il valore anche simbolico che rivestiva la guerra di Troia nelle tradizioni leggendarie romane è confermato dal fregio con cinquanta episodi, di cui ne rimangono solo dodici, trovato nella Casa del Criptoportico. La narrazione inizia con Apollo che lancia i suoi dardi nel campo acheo e termina con Enea che fugge da Troia in fiamme con il padre Anchise ed il figlio Ascanio.
Il poema omerico si ricollega così al programma celebrativo dell'Eneide di Virgilio, nel quale l'eroe troiano percorre il suo lungo cammino che lo porterà ad approdare a Roma e nel Lazio, dando inizio alla gens Iulia, dalla quale discenderà lo stesso Augusto.

Numerose sono pertanto le rappresentazioni che si ispirano al poema di Virgilio.
Figura femminile ricorrente è la regina di Cartagine Didone, abbandonata da Enea, che, nel peristilio della Casa degli Amanti, è rappresentata seduta sul trono mentre stringe la spada, avendo accanto la sorella Anna e Nemesi, la personificazione della vendetta. Nella Casa di Meleagro ritorna la stessa scena, ora al Museo di Napoli, nella quale Didone è raffigurata in lacrime, accompagnata, oltre che dalla sorella Anna, da una ancella e dalla personificazione dell'Africa. Sullo sfondo, un'imbarcazione si allontana sul mare: è Enea che parte per compiere il proprio destino.

D'altronde l'Eneide doveva essere ben nota a Pompei, visto che non solo nei soggetti delle pitture sono ricordati episodi celebri dell'opera di Virgilio, ma spesso sono stati ritrovati alcuni versi del poema graffiti sulle pareti di abitazioni. Nel peristilio della Casa di Trebio Valente, sono graffiti i primi versi dell'opera Arma virumque cano..., canto le armi e l'uomo. Questi stessi versi costituiscono lo spunto beffardo ritrovato in una fullonica, una sorta di lavanderia, dove l'ironico autore scrive Fullones ululamque cano, non arma virumque e cioè canto i follatori e la civetta (che era simbolo della categoria), non le armi e l'uomo!

Nella stessa fullonica, sulla facciata, una scena dipinta 

rappresenta Enea con il padre Anchise sulle spalle ed il figlioletto Ascanio, mentre fuggono da Troia in fiamme. La scena successiva illustra Romolo, armato, che si appresta a fondare Roma.

Bibliografia essenziale:

AA.VV., La pittura di Pompei, Milano 1991 
M. Borda, La pittura romana, Milano 1958
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