Le fortificazioni

LE FORTIFICAZIONI 

Le più antiche fortificazioni
La città di Pompei nel corso della sua storia fu difesa da poderose mura, che non sempre riuscirono a proteggerla, come avvenne intorno all' 89 a.C., quando Silla la espugnò. 
Già dalle sue origini l'abitato si dotò di un sistema difensivo che integrasse le naturali difese del pianoro tufaceo: è probabile che le prime fortificazioni fossero miste, costituite cioè sia da semplici palizzate che da terrapieni e muri di contenimento. 

Una cinta di mura in blocchi di pietra fu costruita certamente già prima del V sec.a.C.. La città, in quella fase, aveva un' estensione molto più ridotta dell'attuale, limitata alla parte occidentale del pianoro, nell'area circostante il Foro. Le mura erano costituite da blocchi semisquadrati di un tufo tenero e facilmente lavorabile, detto pappamonte, legati con argilla mista a terra.


La nuova cinta in calcare del Sarno
Sicuramente già dal V sec.a.C. una nuova cinta muraria aveva sostituito la vecchia, inglobando non solo l'area strettamente abitata, ma anche l'intero perimetro del pianoro: l'area difesa risulterà così essere sei volte più ampia della precedente, comprendendo un territorio di circa 66 ettari. 

Le nuove mura vennero costruite usando la tecnica greca della doppia cortina: per aumentare la capacità di resistenza della fortificazione, venivano create due file di blocchi squadrati di pietra, che correvano parallele;  lo spazio intermedio veniva riempito da terra battuta e scaglie di pietra. 
I blocchi, accuratamente squadrati e di eguali dimensioni, erano disposti regolarmente, per file orizzontali (opus quadratum). Anche il materiale usato era diverso dal precedente e rispondeva a nuove esigenze di difesa: non più il tenero pappamonte, ma la più solida pietra calcarea della valle del Sarno, il fiume che scorreva presso Pompei. 

Il riassetto del IV sec.a.C.
Quando Pompei fu coinvolta nelle guerre sannitiche, nel IV secolo a.C., le mura, ritenute inadeguate a fronteggiare un pericoloso nemico, vennero parzialmente ricostruite, sostituendo ed integrando la cortina esterna con una nuova di maggiore altezza. I rifacimenti delle mura si inseriscono in un generale riassetto urbanistico di Pompei, che vede, nel IV sec.a.C., una consistente espansione urbanistica sia a nord che ad est del nucleo più antico.

I blocchi utilizzati per le nuove mura della città erano di calcare di Sarno e vennero disposti alternativamente di testa e di taglio, una tecnica che conferiva al muro una maggiore aderenza con il riempimento interno e con l'altra cortina parallela. Per apporre maggiore resistenza alle sollecitazioni esterne di eventuali pesanti attacchi, nell'area meno naturalmente munita, venne creato un terrapieno (agger) dalla parte interna della città, addossato alla cortina delle mura. Si aggiunse inoltre, lungo la cortina interna, una serie di pilastri, con la funzione di contrafforti. 

Successivamente, nel III sec.a.C. la cortina interna fu rialzata con blocchi di tufo di Nocera e resa più alta di quella esterna, creando tra le due un camminamento di ronda al di sopra delle mura, migliorando il controllo delle sentinelle sull'area circostante. Inoltre, durante l'attacco, la sopraelevazione consentiva ai difensori di contrastare il nemico lungo tutto il perimetro delle fortificazioni. A questo scopo, ad intervalli regolari, vennero costruite ulteriori sopraelevazioni alte circa un metro che servivano di protezione, come nelle mura medievali.

Si accedeva ai camminamenti attraverso apposite gradinate a scarpa, che sostituivano la cortina interna delle mura, come è ancora possibile vedere nel tratto di fortificazioni presso Porta Ercolano. Così, in caso di necessità, grazie all'ampiezza e alla disposizione strategica di queste gradinate era possibile fare accedere rapidamente, alle postazioni di difesa, un numero cospicuo di soldati.
Con queste difese Pompei si apprestava ad affrontare l'esercito di Annibale che, all'inizio del III sec.a.C., dalle Alpi scendeva lungo la penisola. Furono così predisposte una serie di opere di sistemazione e rifacimenti delle fortificazioni esistenti, per le quali vennero utilizzati blocchi di tufo proveniente dalle cave vicino Nocera.

Le fortificazioni di età sillana
L'ultimo sostanziale intervento sulle mura di Pompei risale al periodo della guerra sociale, tra il 90 . e l'89 a.C.. In questa occasione vennero effettuati numerosi rifacimenti della cortina esterna, danneggiata nelle precedenti vicende storiche e, soprattutto, furono aggiunte al circuito delle fortificazioni una serie di torri di guardia, poste ad intervalli più o meno regolari, a cavallo della cortina. Le nuove opere edilizie furono eseguite in opus incertum, costituite da scaglie di pietra legate con malta, con un paramento irregolare e, pertanto, facilmente riconoscibili dalle fasi edilizie precedenti.

Le torri, merlate e di forma quadrangolare, avevano un doppio accesso: dal basso, dalla parte interna della cortina delle mura e dall'alto, dal camminamento di ronda. Erano dotate di due piani, oltre il pian terreno, raggiungibili da rampe di scale che correvano all'interno lungo le pareti. All'altezza di ogni piano si aprivano feritoie, che consentivano il lancio di frecce e proiettili; l'ultimo piano ha invece aperture più ampie per consentire un migliore angolo di visuale. Ben conservata è la cosiddetta Torre di Mercurio, situata tra Porta Ercolano e Porta Vesuvio.

Delle dodici torri edificate, il numero maggiore era stato disposto sul lato settentrionale delle mura, che, essendo la zona naturalmente difesa, costituiva certamente il punto debole dell'intero sistema difensivo. Non a caso, infatti, l'attacco decisivo di Silla fu sferrato proprio su quel lato. Ancora è possibile vedere, sulle cortine esterne delle mura, i profondi fori provocati dai proiettili di pietra lanciati dalle catapulte romane, durante l'assedio.
In corrispondenza delle porte, invece, vengono disposte sui lati due torri per proteggere l'accesso. Un sistema di doppie porte con un passaggio interno sorvegliato completava la difesa.

L'ultima fase delle mura
Con il consolidarsi dell'autorità di Roma e il venire meno di pericoli esterni, la funzione difensiva delle fortificazioni andò diminuendo d'importanza. La pacificazione dell'Impero, avvenuta sotto Augusto, aveva favorito i commerci, così, gradualmente, le mura acquistarono un valore monumentale e simbolico, urbanistico piuttosto che strategico. 
Per le nuove esigenze dei traffici le aperture delle porte vennero ampliate, affiancando all'arco di ingresso originario altri varchi: Porta Ercolano venne ricostruita con tre fornici, di cui quello centrale, il più ampio, riservato ai carri, quelli laterali ai pedoni. 

Vero la fine del I sec.a.C., si assiste ad una progressiva occupazione di alcuni tratti delle mura dove si svilupparono lussuose ville che si estesero su più piani terrazzati, in particolare lungo i pendii occidentali e meridionali del costone lavico, sfruttando la posizione panoramica verso il mare. 
Quando il terremoto del 62 d.C. provocò la distruzione di Porta Vesuvio, non si reputò necessario ricostruirla e così rimase fino all' eruzione del 79 d.C. 

Bibliografia essenziale:

A. Maiuri, Studi e ricerche sulle forticazioni di Pompei, in Monumenti Antichi dell'Accademia dei Lincei, XXXIII, 1930
A. Maiuri, Notizie degli Scavi di Antichità 1943, p. 275 ss.
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