La storia

LA STORIA

Pompei fu fondata all'inizio del VI sec.a.C. su un pianoro roccioso formatosi presso la foce del fiume Sarno in seguito a colate laviche preistoriche. L'altopiano, reso fertile dalle ceneri vulcaniche e strategicamente al sicuro da attacchi nemici, offriva condizioni favorevoli di insediamento alle genti osche od opicie che vivevano in gruppi sparsi lungo il corso del Sarno. Tanto che già nell'Età del Bronzo e del Ferro il luogo fu abitato da piccoli nuclei di pastori ed agricoltori organizzati in villaggi, come documentano rinvenimenti della cultura materiale ascrivibile a queste epoche.

Il primo nucleo della Pompei storica si formò in parte delle regioni VII e VIII, anche se la cinta muraria, in blocchi squadrati di lava (pappamonte), già circoscriveva tutta la collina vulcanica.
Nella costituzione dell'impianto urbano sicuramente gli Opici dovettero ispirarsi e ricorrere agli Etruschi, maestri nell'organizzazione dei modelli urbanistici.
Gli Etruschi, all'epoca della fondazione di Pompei, erano fortemente presenti in Campania: dominavano l'agro nolano-nocerino e quello salernitano fino a Pontecagnano; su Capua la loro egemonia durava già da due secoli. 

Contemporanea era la presenza greca lungo la Campania costiera: Pitecusa, Cuma, Napoli, Pozzuoli erano da più di un secolo colonie greche.
La fondazione di Pompei da parte degli Osci dovette rappresentare per gli Etruschi di Nola e di Nocera un'occasione eccezionale di aprirsi uno sbocco sul mare, per il controllo dei traffici commerciali tra le città dell'interno e quelle della costa. Anche i Greci di Cuma dovettero dare il loro consenso, probabilmente forzato, alla fondazione della nuova città.

L'indagine archeologica e le fonti storiche non documentano con certezza un controllo politico su Pompei da parte dei Greci e degli Etruschi. I rinvenimenti di buccheri e di frammenti ceramici greci risalenti al VI sec. fanno supporre piuttosto che la felice posizione della città, avamposto fluviale del Sarno e importante scalo commerciale in Campania a partire dal periodo arcaico, abbia posto gli abitanti del luogo in continua relazione, a scopi commerciali, con Greci ed Etruschi. Da questi contatti essi assimilarono nuove tecniche costruttive e culti stranieri ai quali resero omaggio, nella seconda metà del VI sec., sia con un tempio dedicato ad Apollo, divinità che la greca Cuma aveva fatto conoscere alle genti campane, latine ed etrusche, sia con un santuario greco edificato in onore di Atena e forse di Ercole sul lato meridionale della città.

Le guerre fra Etruschi e Greci per il possesso completo della Campania comportarono la definitiva battaglia navale del 474 a.C. In essa, la flotta etrusca fu sbaragliata da quella siracusana, così che le città greche di Cuma e Neapolis poterono ampliare i propri commerci e le proprie sfere di influenza, senza doversi confrontare con le iniziative etrusche. È ascrivibile a questo periodo il restauro delle mura in pappamonte con una nuova cinta in calcare del Sarno, addossata alla precedente.

Nell'entroterra, crollata la potenza etrusca, si creò un vuoto politico che accese le mire espansionistiche dei Sanniti, bellicose popolazioni montane appartenenti, per stirpe e per lingua, allo stesso ceppo degli Osci della costa. Essi, nel giro di pochi decenni, dopo aver sbaragliato Cuma nel 421, sottomisero tutta la Campania, occupando sia le città dell'interno che quelle della costa.
Con la sannitizzazione tutta la Campania venne a far parte della grande Confederazione Sannita, avente Capua al centro; i centri vesuviani e costieri furono inglobati nella lega delle città sannitiche della Campania meridionale facente capo a Nuceria.

L'occupazione di Pompei da parte dei Sanniti dovette determinare un notevole aumento della popolazione, per cui il vecchio nucleo urbano si espanse nelle direzioni nord ed est, in corrispondenza di zone ancora libere entro la cinta muraria, assumendo gradualmente lo schema abitativo che persisterà fino al 79 d.C.
Verso la fine del IV sec. a.C., Roma estese il suo dominio sull'Italia meridionale, dando inizio alle guerre sannitiche. Con la vittoria romana la Confederazione di Nocera entrò come alleata nell'orbita di Roma e a questa restò fedele anche quando l'esercito di Annibale invase la Campania.

L'esito favorevole della II guerra punica e il successivo ampliarsi delle conquiste romane sui paesi ellenistici-orientali determinarono un aumento di ricchezza per Roma e l'Italia, conseguente ai nuovi traffici commerciali con i ricchi mercati dell'Oriente.
Anche Pompei, come altre città costiere dell'Italia meridionale, dovette trarre enormi vantaggi dalla nuova situazione politico-economica. Fu infatti il II sec. il periodo di massimo splendore per la città, che inaugurò un momento di grandi opere pubbliche, costruendo ex-novo monumenti di gusto alessandrino e ristrutturando quelli esistenti, secondo i canoni estetici della nuova cultura.

Pompei restò fedele a Roma fino allo scoppio della guerra sociale, quando, insieme ad altri popoli italici, si ribellò rivendicando i pieni diritti di cittadinanza. Nell'occasione la città si affrettò a restaurare le mura di cinta e a rinforzarle con torri. Ciò nonostante, dopo il lungo assedio di Lucio Silla, nell'89 a.C. essa dovette capitolare e nell'80 da municipio divenne colonia di diritto romano, assumendo il nome di Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum. Conseguentemente la città ebbe un nuovo assetto politico e fondiario: scomparvero i meddices, i magistrati sannitici, e furono istituite nuove cariche pubbliche, il decurionato, l'edilità, il duovirato, rivestite dai nuovi aristocratici; le terre appartenenti alla vecchia nobiltà sannita furono distribuite ai veterani di Silla di ritorno dalla guerra contro Mitridate.

La nuova classe dirigente comincia ora, forse anche a scopo propagandistico, un grande programma di edilizia pubblica, sistemando tutto il quartiere dei teatri, costruendo un anfiteatro e altri nuovi edifici. Con l'avvento di Augusto, nel 27 a.C., ebbe inizio un periodo di progressiva romanizzazione. La città assunse, come altre dell'Impero, nei confronti del nuovo principe, un atteggiamento di ossequio che si espresse con la costruzione di edifici e di santuari dedicati al culto imperiale. La vita cittadina dovette procedere abbastanza tranquilla, sotto il segno della pax augustea fino a quando, nel 59 d.C., scoppiò nell'Anfiteatro una sanguinosa rissa tra Nocerini e Pompeiani, ricordata da Tacito negli Annales. In conseguenza di questo episodio Nerone vietò gli spettacoli gladiatori per dieci anni.

Nel 62 d.C. un violentissimo terremoto distrusse gravemente la città. Le opere di ricostruzione furono intraprese con lentezza e difficoltà, forse anche per il mancato intervento di Roma. Pur tuttavia i restauri e i rifacimenti furono eseguiti con l'adozione di uno sfarzo maggiore del precedente. La città era ancora un cantiere aperto quando, il 24 agosto del 79 d.C., il Vesuvio la seppellì sotto una pioggia di ceneri.



Bibliografia essenziale:

AA.VV., Pompei, vv. I-II, Napoli 1992

P.Castrén, Ordo Populusque Pompeianus, Roma 1975
P.G.Guzzo, Panorama di Pompei, in Picta Fragmenta, Catalogo della mostra, Yokohama 1997
E.Lepore, Orientamenti per la storia sociale di Pompei, in Pompeiana, Napoli 1950
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