La lettera di Plinio il Giovane


 
[...] Una nube nera e terribile, squarciata da guizzi serpeggianti di fuoco, si apriva in vasti bagliori di incendio: erano essi simili a folgori, ma ancora più estesi [....] Dopo non molto quella nube si abbassò verso terra e coprì il mare[...]. Cadeva già della cenere, ma ancora non fitta. [...] Scese la notte, non come quando non v'è luna o il cielo è nuvoloso, ma come quando ci si trova in un locale chiuso a lumi spenti. Udivi i gemiti delle donne, i gridi dei fanciulli, il clamore degli uomini: gli uni cercavano a gran voce i genitori, altri i figli, altri i consorti, li riconoscevan dalle voci; chi commiserava la propria sorte, chi quella dei propri cari: ve n'erano che per timore della morte invocavano la morte [...]. 
Plinio al suo amico Tacito

Le due lettere inviate da Plinio il Giovane allo storico Publio Cornelio Tacito descrivono in maniera precisa e suggestiva, l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., nel corso della quale trovò la morte anche lo zio, Plinio il Vecchio.
Quest’ultimo, che si trovava con il nipote a Capo Miseno dove comandava una flotta romana, il 23 agosto del 79 avendo osservato una grande nube a forma di pino che si levava dal Vesuvio, volle studiare l' eruzione da vicino e nello stesso tempo soccorrere le popolazioni in fuga da Pompei, Ercolano Stabiae e dagli altri insediamenti ai piedi del Vesuvio. 
Prima lettera

Seconda lettera
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