L'urbanistica

L' URBANISTICA  


Pianta generale di Pompei


La città di Pompei sorse su un altopiano creatosi a seguito di un'antica eruzione vulcanica e ne occupò, inizialmente, la parte più meridionale, delimitata ad est da un vallone, lungo il quale verrà poi tracciata la via Stabiana. Il pianoro, che raggiungeva i quarantacinque metri di altezza nei pressi della Porta Vesuvio ed era facilmente difendibile su tre lati, dominava il panorama circostante, caratterizzato dalla presenza di una palude marina e dall'esistenza di saline. La sua vicinanza al mare e alla foce del fiume Sarno, che lambiva le pendici meridionali, ne faceva un tratto di costa facile agli attracchi e sicuro nella sosta. 

Il nucleo arcaico e la presenza etrusca a Pompei 
Il pianoro fu abitato stabilmente solo a partire dal VII sec.a.C., contestualmente ad un nuovo interesse dei centri agricoli dell'entroterra verso la costa, per le possibilità offerte dal commercio marittimo.
Questo primo insediamento fu impostato su uno schema assiale, incentrato sull'area del futuro Foro Civile, all'incrocio dell'asse nord-ovest sud-est (via del Foro - via delle Scuole). Le tracce del primitivo perimetro urbano, che risalirebbe al VI sec.a.C., sono da riconoscere in un anello di piccole strade, costituito dal vicolo dei Soprastanti, via degli Augustali, via del Lupanare e via dei Teatri. 

Alcuni saggi condotti lungo le mura di Pompei hanno dimostrato che, anche la prima cinta difensiva, costruita con un tufo detto pappamonte, risale allo stesso secolo e già circondava l'intera superficie ( di circa 66 ettari ) del dosso lavico.
Per quest'epoca arcaica, la presenza di un nucleo etrusco, proveniente dall'area meridionale, è attestata dal rinvenimento di alcune iscrizioni, in particolar modo provenienti dall'area sacra del Tempio di Apollo e più in generale dalla Regio VI. La città costituiva probabilmente un caposaldo per l'espansione verso il basso Tirreno.

La presenza etrusca a Pompei, successiva a quella osca, si alternò a quella greca e cesserà del tutto dopo la sconfitta di Cuma del 474 a.C., che segnerà la fine del dominio sul Mediterraneo degli Etruschi.  Il rinnovamento delle mura in pappamonte, nella prima metà del V sec.a.C., viene ora realizzata in blocchi di calcare del Sarno ed è, forse, da collegare con la preoccupazione etrusca per la conclusione della guerra contro i Greci e per i primi interventi dei Sanniti verso i campi fertili della Campania e che avranno esito, nel 425 a.C., in un vero e proprio stanziamento. 

La ristrutturazione urbanistica
Il periodo di fioritura a seguito degli intensi scambi commerciali, tra la metà del VI e la prima metà del V sec.a.C., subirà una fase in arresto, fino all'avvento dei Sanniti durante gli ultimi anni del IV sec.a.C..
Pompei fu allora oggetto di un vasto piano di ristrutturazione urbanistica, attraverso un vero e proprio piano regolatore, che stabiliva le linee del futuro sviluppo della città.
Nel momento storico che vede un rafforzamento della presenza greca sulla costa campana, nel quale si inserisce anche la fondazione di Neapolis, a Pompei fu utilizzato uno schema urbano ispirato ai modelli greci. 

Durante il IV sec.a.C. via dell'Abbondanza, che inizialmente doveva arrivare fin nei pressi delle Terme Stabiane, sotto le quali sono state rinvenute le tracce di una delle antiche Porte, fu prolungata verso est e costituì il punto di riferimento per la successiva programmazione urbanistica.
La città, infatti, si svilupperà verso est e nord, lungo le linee direttrici costituite dalle vecchie vie extraurbane, secondo uno schema determinato dall'asse nord-sud (via di Stabia), e da due assi paralleli est-ovest (via Nolana e via dell'Abbondanza). I lotti di terreno, così delimitati, furono divisi in isolati allungati, il cui lato corto affacciava sulla via principale. 

Il raccordo tra il nuovo ed il vecchio impianto avvenne con alcuni adeguamenti, che tuttavia non obliterarono le tracce del più antico perimetro urbano. L'area racchiusa dalle mura era più vasta di quella effettivamente abitata: ancora al momento dell'eruzione del Vesuvio si conservavano ampie zone coltivate o lasciate a verde.


L'ellenizzazione
Tra la fine del IV sec. e gli inizi del II sec.a.C., Pompei fu fortemente ellenizzata ed entrò, poi, nella sfera romana nel 307 a.C., con il patto di sottomissione dell'intera lega Campana, di cui faceva parte.

Tra la fine del III e gli inizi del II sec.a.C. giunsero a Pompei gli abitanti di Nocera, espulsi da Annibale e quelli di Capua, che dovettero subire la punizione di Roma. Si creò, così, un nuovo quartiere, tra via di Nocera e via dell'Abbondanza.
Le mura vennero rafforzate, contro la minaccia di Annibale, con la costruzione di una seconda cortina, in tufo di Nocera e ulteriormente rialzate.
L'ultimo intervento sulle mura, con la creazione di torri, in opera incerta, avvenne tra l'ultimo periodo sannitico e gli anni immediatamente precedenti la guerra sociale.  

Eliminato il pericolo cartaginese e ridotti gli interventi greci nel Mediterraneo, i nuovi traffici commerciali si svolgevano in direzione di Roma e dell'Italia. Con la fondazione del 194 a.C. di una colonia marittima a Puteoli, i Romani avevano creato un emporio internazionale che riuscì, con la sua presenza, a favorire anche l'economia pompeiana, basata sui prodotti dei fertilissimi campi dell'entroterra.
L'ondata di benessere che investì Pompei, a partire dalla prima metà del II sec.a.C., portò a lavori di abbellimento della città, secondo canoni estetici ispirati alla cultura ellenistica.

La piazza del Foro, ora pavimentata con lastre di tufo, fu circondata da portici a due livelli secondo un asse longitudinale che aveva per centro un nuovo tempio, dedicato a Giove, che sostituiva in importanza quello più antico di Apollo. Attorno ad essa furono organizzati una serie di edifici pubblici, tra i quali, all'angolo sud-ovest della piazza, fu costruita la Basilica.
L'area del cosiddetto Foro Triangolare, dove, fin dal VI sec. a.C., sorgeva un tempio forse dedicato ad Eracle, fu ristrutturata: il santuario, situato su uno sperone roccioso, fu circondato da un portico delimitante un'area triangolare. 

Accanto fu costruito il teatro che venne inserito in un complesso monumentale unitario collegato con il Foro Triangolare. 


La colonia sillana
Durante la guerra sociale Pompei si schiera contro Roma. L'assedio condotto da Silla, le cui tracce sono ancora visibili lungo il lato settentrionale delle mura, portò all'espugnazione della città e alla conseguente deduzione della Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum, nell'80 a.C..
Tuttavia lo sviluppo urbanistico proseguì secondo le linee già tracciate in precedenza, anche se alcuni interventi architettonici sono segnati da una chiara influenza romana. Tra questi, la trasformazione del Tempio di Giove in Capitolium, che comportò la divisione in tre del podio per accogliere la Triade Capitolina (Giove, Giunone, Minerva); la costruzione del Tempio di Venere, divinità protettrice della città, su un'ampia terrazza artificiale. Contestualmente furono restaurate le Terme Stabiane e furono costruite quelle del Foro, eseguite grazie ad un finanziamento pubblico, e che adottarono per prime il sistema di riscaldamento ad ipocausto.

Accanto al Teatro fu costruito un edificio coperto, interpretato come Odeion, che, invece, secondo alcuni studiosi avrebbe avuto la funzione dei bouleuteria ellenistici, cioè degli edifici pubblici nei quali si riuniva il consiglio cittadino dei coloni sillani per le decisioni politiche. Sembra inoltre che, anche prima della costruzione del cosiddetto Odeion, il pendio fosse utilizzato per le riunioni della cittadinanza.
Si concluderà, così, in epoca sillana la monumentalizzazione del quartiere dei teatri, iniziata in epoca sannitica.

Allo stesso momento è da assegnare la costruzione dell'Anfiteatro, il più antico del genere, edificato in luogo periferico per non intralciare la vita cittadina con la massiccia affluenza di spettatori, provenienti anche dalle città vicine. 


L'età imperiale
Il periodo di pace di cui l'Italia godrà agli inizi dell'età imperiale consentirà una nuova fase di rinnovamento urbanistico. La politica monumentale intendeva propagandare la nuova situazione istituzionale attraverso la costruzione di edifici che, emulando quelli romani, garantissero la solidarietà delle nuove aristocrazie al potere imperiale. Così sorsero alcuni edifici ed altri furono ristrutturati: il Tempio di Apollo, caro ad Augusto soprattutto dopo la vittoria di Azio, fu abbellito di nuove decorazioni, mentre furono eretti il Tempio di Vespasiano e il cosiddetto Tempio dei Lari Pubblici. La costruzione dell'Edificio di Eumachia, con la decorazione che richiama quella dell'Ara Pacis di Roma, emula l'ideologia augustea che aveva posto nel Foro di Augusto le effigie dei re e degli eroi di Roma.

La piazza del Foro viene dotata, a partire dall'epoca augustea, di statue onorarie per l'Imperatore, lo spostando le precedenti statue dei notabili del posto. Settore privilegiato per i monumenti onorari divenne il tratto sud del Foro, presso via dell'Abbondanza e via Marina, che costituiva un importante punto di passaggio. La sistemazione dell'area comportò un rifacimento della pavimentazione in lastre di calcare e un ampliamento della zona forense verso nord, con la costruzione del Tempio della Fortuna Augusta, all'incrocio della via di Nola e della via di Mercurio. 

Materiale privilegiato per i rifacimenti di età imperiale fu il marmo che, richiamando il classicismo augusteo, era impiegato come esempio della pubblica magnificenza dell'Imperatore.
Una nuova ristrutturazione interessò anche il Santuario di Venere, divinità progenitrice della gens Iulia, dalla quale l'imperatore Augusto discendeva.


Dopo il terremoto
Il terremoto che danneggiò Pompei nel 62 d.C. non comportò un generale riassetto urbanistico della città, che non aveva, d'altra parte, esaurito tutte le possibilità di sviluppo offerte dalla programmazione urbanistica di età alessandrina.

Completamente restaurato, dopo il terremoto, fu il Tempio di Iside, a dimostrazione del largo peso che avevano i culti egizi a Pompei, con ampi interventi in laterizi che contraddistinguono gli interventi effettuati in questi anni. Anche l'Anfiteatro fu tra i primi monumenti ad essere ripristinati nella piena efficienza.
Tuttavia la ricostruzione fu lenta e, al momento dell'eruzione del 79 d.C., gran parte della città era ancora in rovina e i restauri non erano ancora terminati.

Bibliografia essenziale:

AA.VV. Pompei, a cura di F. Zevi, Napoli 1991
O.Elia, Osservazioni sull'urbanistica di Pompei, in Studi sulla città antica, Bologna 1970, pp.183 ss.
P.Sommella, Urbanistica Pompeiana. Nuovi momenti di studio, 1989
P.Zanker, Pompei 1993
F.Zevi, Urbanistica di Pompei, in La regione sotterrata dal Vesuvio. Studi e Prospettive. Atti del Conv. Int., Napoli 1982 
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