L'architettura pubblica

L'ARCHITETTURA PUBBLICA


Le testimonianze architettoniche relative alle fasi più antiche di Pompei sono assai scarse, in quanto quasi interamente cancellate dalle trasformazioni avvenute nelle epoche successive soprattutto a partire dal II secolo a. C.. La primitiva città osca si era sviluppata dalla seconda metà del VII secolo a. C. intorno all'incrocio di due importanti arterie commerciali, che collegavano alcuni più antichi centri della regione. Questo nucleo abitato ebbe in origine dimensioni modeste e un tracciato viario irregolare. Già nel VI secolo la città si era dotata di una cinta muraria fortificata, realizzata in blocchi di tufo locale detto "pappamonte", in seguito più volte ricostruita. 

Queste mura già nella prima fase dovevano circoscrivere un'area molto più ampia di quella occupata dal centro abitato. Nuovi quartieri si svilupparono gradualmente, a partire dal V secolo, negli spazi che restavano ancora liberi dentro le mura, adottando uno schema viario ad assi ortagonali conforme ai principi urbanistici delle città greche.
Fin dai primissimi tempi, all'incrocio delle due strade principali, doveva sorgere la piazza del Foro, il centro politico commerciale e religioso della città, della quale é però sconosciuta l'originaria conformazione.

I più consistenti interventi urbanistici ed edilizi, cui si deve gran parte della fisionomia attuale di Pompei, risalgono al II secolo a.C. La nuova situazione politica e militare, venutasi a creare in quel tempo, con Roma ormai padrona del Mediterraneo, favorì lo sviluppo economico della città basato in larga parte sulla produzione ed esportazione di vini. Il rapido arricchimento della popolazione pompeiana determinò un vero e proprio "boom" edilizio. La maggior parte dei monumenti pubblici furono ricostruiti in forme più eleganti ed aggiornate e se ne realizzarono numerosi nuovi.

Il principale modello di riferimento in campo urbanistico e architettonico erano le esperienze maturate nel mondo greco-ellenistico che appariva il contesto culturalmente più evoluto del Mediterraneo. Nel campo dell'edilizia pubblica si provvide, innanzitutto, a circondare il Foro e i principali santuari da portici colonnati, che rispondevano ad esigenze di uniformità e decoro e avevano contestualmente lo scopo di isolare i luoghi delle funzioni civili e religiose dai rumori e dal traffico delle strade circostanti nonchè di offrire un riparo ai cittadini dalla pioggia o dall'eccessivo calore del sole.

A quest'epoca risale pertanto la prima sistemazione monumentale del Foro che assunse le sue attuali dimensioni e venne circondato su tre lati da un portico colonnato in tufo di Nocera a doppio ordine, l'inferiore dorico e il superiore ionico. Le gallerie dell'ordine superiore a cui si poteva accedere mediante scale collegate al centro e agli estremi di ogni braccio, avevano funzione di affaccio sulle cerimonie che si svolgevano nella piazza. Lungo il portico si aprivano gli accessi dei principali edifici pubblici cittadini, sedi di funzioni religiose, politiche e commerciali, la maggior parte dei quali furono ristrutturati o edificati per la prima volta nel corso del II secolo: il Tempio di Apollo, la Basilica, il mercato (Macellum), le sedi del senato locale (Curia), delle assemblee popolari (Comitium) e dei magistrati.

Sul lato occidentale della piazza era situato già nel VI secolo il Tempio di Apollo, sede di un culto di origine greca che, fino all'epoca della conquista romana, fu il più importante della città.
Nel II secolo a.C. venne radicalmente ristrutturato: l'area del santuario fu circoscritta da un recinto porticato (temenos) a colonne ioniche, sormontate da un architrave di tipo dorico con metope e triglifi. Il nuovo tempio ebbe impianto periptero alla greca, ovvero il colonnato che circonda la cella sui quattro lati, e adottò l'elegante ordine corinzio. Contestualmente esso veniva assoggettato a una visione frontale come la maggior parte dei templi italici. L'edificio infatti, a differenza dei templi greci che hanno scalinate sui quattro lati e sorgono al centro del temenos, presenta una sola gradinata al centro della facciata anteriore ed é collocato quasi a ridosso di uno dei due lati minori della corte porticata.

La Basilica, edificata sul lato orientale del Foro, costituisce una delle realizzazioni più tipiche del mondo romano-italico. 
Si tratta di un edificio civile coperto, adibito a transazioni commerciali e all'amministrazione della giustizia. L'interno della Basilica consisteva in una grande sala suddivisa in tre navate da due file di colonne: la navata centrale, più alta e più larga, era destinata allo svolgimento dei procedimenti giudiziari, presieduti dai magistrati, che prendevano posto sul podio ligneo o in muratura (tribunal); le navate laterali fungevano normalmente da disimpegno. Al di sopra di quest'ultime si svolgevano altre due gallerie colonnate, da dove il pubblico poteva affacciarsi sulla navata centrale per assistere alle cause. Sulle colonne delle due gallerie e sui muri perimetrali dell'edificio erano impostate le travi lignee della copertura; il tetto era a doppio spiovente come nei templi.

Il Macellum e il Comitium sono organismi di tipo tradizionale che ripropongono il collaudato schema della corte quadrangolare a cielo aperto, isolata dal contesto viario da un recinto porticato che si svolge sui quattro lati. In sostanza questi edifici si configurano come delle piazze e differiscono dal Foro o dall'area recintata di un santuario solamente per il tipo di attività che vi erano esercitate. Un elemento caratteristico del Macellum é la presenza al centro del cortile di una piccola costruzione circolare (tholos), ove erano collocate solitamente una fontana o delle vasche; lungo i portici laterali, tra questi e il muro perimetrale dell'edificio, erano inoltre ubicate le botteghe (tabernae) dei venditori.

Il Tempio di Giove, edificato nel II secolo a.C. sul lato nord del Foro e ristrutturato dopo l'80 a.C., rivela in modo marcato gli aspetti tipici del tempio romano-italico, rappresentando il simbolo dell'avvenuta conquista romana della città. Il culto di Giove vi era associato a quello di Giunone e Minerva; queste divinità costituivano la Triade Capitolina ed erano venerate a Roma in un grande tempio innalzato in età arcaica sulla cima del Campidoglio (
Capitolium). La cella del tempio pompeiano presenta, pertanto, la medesima tripartizione del prototipo capitolino.

Essa era suddivisa in tre navate da colonnati a due piani; sulla parete di fondo furono ricavati tre vani nei quali erano custodite le statue delle divinità, quella di Giove nell'ambiente centrale, quella di Giunone e Minerva nei due laterali.
All'esterno l'edificio, come la maggior parte dei templi romani, presentava un colonnato solo sul davanti (pronao) ed era impostato su un alto podio avente un'unica scalinata sul lato della facciata. La collocazione del tempio pompeiano sull'asse longitudinale del Foro cui faceva da sfondo, in posizione preminente rispetto a tutti gli altri fabbricati della piazza, che erano situati a una quota più bassa ed erano parzialmente mascherati sul davanti da portici colonnati, stava a sottolineare la centralità del nuovo culto importato da Roma.

L'Edificio di Eumachia, situato sul lato orientale del Foro, era forse destinato a transazioni commerciali, con funzioni dunque in parti simili a quelle che competevano all'antistante Basilica.
Inoltre il ricco fregio marmoreo del portale, decorato a girali di acanto, costituisce la più esemplare testimonianza del gusto classicheggiante del momento. Rispetto ai precedenti organismi a corte troviamo in esso talune varianti che ne determinano un'impronta originale: absidi e piccoli vani di forma irregolare sono ricavati lungo la facciata e sul fondo della corte; e alle spalle di tre dei quattro lati del portico si svolge un lungo ambulacro coperto di cui è incerta la funzione.

Uno degli edifici più singolari di Pompei, il Santuario dei Lari Pubblici sul lato orientale del Foro, iniziato forse all'epoca di Nerone e rimasto incompiuto al momento dell'eruzione del Vesuvio, consiste in un ambiente a pianta quasi quadrata, a cielo aperto, con una grande abside sul fondo e due vani rettangolari simmetrici che si aprono sui lati lunghi. Le pareti sono movimentate da numerose nicchie inquadrate da colonne che danno luogo a un marcato effetto chiaroscurale.

Un grande santuario di epoca arcaica, il Tempio Dorico, dedicato ad Eracle e ad Athena-Minerva, stava sul limite meridionale del pianoro su cui si sviluppò il nucleo primitivo della città di Pompei, fuori dal centro abitato. L'edificio fu ricostruito nel II secolo a.C. sovrapponendosi al tempio arcaico risalente al VI secolo a.C., che, a somiglianza dei coevi edifici religiosi del mondo greco, sorgeva su un basamento (sterebate) con gradinate sui quattro lati. Un colonnato di ordine dorico si svolgeva tutt'intorno alla cella rettangolare situata al centro dell'organismo. Le colonne e i muri della cella erano realizzati in pietra locale, calcare del Sarno, mentre le decorazioni figurate (i rilievi frontonali, le metope, le antefisse), di cui sono stati rinvenuti numerosi avanzi, erano in terracotta dipinta. Quest'ultimi rivelano notevoli affinità con le terrecotte architettoniche provenienti da centri vicini sia greci (Cuma) che etruschi (Capua), testimoniandoci che, in epoca arcaica, si era venuto a formare un clima culturale relativamente omogeneo tra le varie popolazioni insediate nella regione campana.

Accanto all'antico Tempio Dorico venne edificato un altro grande complesso monumentale - il Quartiere dei Teatri -, disposto scenograficamente a ridosso del costone meridionale del pianoro a somiglianza di analoghi impianti delle città ellenistiche, comprendente un grande teatro scoperto con annesso quadriportico, un teatro coperto più piccolo (Odeion) e una palestra. Il Tempio Dorico venne organicamente inserito in questo nuovo insieme urbanistico. Si procedette pertanto alla sua integrale ricostruzione e alla risistemazione della piazza circostante - il Foro Triangolare - dotandola su due lati di portici in colonne doriche di tufo ed evitando invece di erigere strutture murarie sul terzo lato, rivolto verso il mare, in modo che il santuario dominasse dall'alto la pianura costiera al pari degli altri edifici monumentali del quartiere.

 Il Teatro Grande venne costruito sulle pendici di un'altura in modo che le gradinate della cavea, ove prendevano posto gli spettatori, poggiassero direttamente sul terreno, senza sostegni artificiali in muratura. La scena monumentale a due ordini che stava alle spalle del palcoscenico, movimentata da absidi, nicchie e colonne, é un elemento architettonico che trova vari precedenti nei teatri delle città ellenistiche, allo stesso modo della grande corte rettangolare (Quadriportico) situata dietro la scena, sistemata a giardino e circondata da portici a colonne, luogo di passeggio degli spettatori negli intervalli delle rappresentazioni.

Dopo l'80 a.C., in seguito alla deduzione a Pompei di una colonia romana su iniziativa di Silla, si ebbe un'intensa ripresa edilizia che vide il completamento dei lavori iniziati nel II secolo e la costruzione di nuovi edifici pubblici e privati.
Risale a quest'epoca l'Anfiteatro, innalzato presso il limite orientale della città, a ridosso delle mura. Le gradinate della cavea, che circondano lo spazio ellittico dell'arena destinato agli spettacoli, non poggiano su strutture cementizie, come avverrà negli anfiteatri romani successivi, ma in parte sopra la cinta muraria cittadina, in parte su un terrapieno artificiale contenuto all'esterno da un muro a scarpa rafforzato da pilastri.

Anche in questo caso siamo di fronte a una soluzione di tipo tradizionale, derivata dalle tecniche costruttive del teatro greco.
Esempi di edilizia pubblica sono anche i complessi termali, quali le Terme Stabiane, esistenti forse già nel IV secolo ma integralmente ristrutturate nel II, e le Terme del Foro che risalgono all'80 a.C. dove si hanno ambienti absidati o a pianta circolare con nicchie, coperture a cupola o volta a botte. Questo genere di edifici, dotati di vasche e ambienti riscaldati per mezzo di intercapedini (ipocausti) arroventate da forni, si svilupperanno grandemente nel mondo romano grazie alla razionale utilizzazione di nuove tecnologie edilizie.

Sotto Augusto si provvide al restauro e all'abbellimento di numerosi edifici, spesso utilizzando pietre nobili d'importazione in luogo dei materiali locali. Tale fu ad esempio l'intervento attuato nella piazza del Foro che comportò la sostituzione della pavimentazione e dei portici laterali, realizzati nel II secolo in tufo di Nocera, con lastre e fusti di travertino.



Bibliografia essenziale:

A.Maiuri, L'ultima fase edilizia di Pompei, Roma 1942
A.Maiuri, Saggi e ricerche intorno alla Basilica, in Notizie degli Scavi di Antichità, 1951

H.Eschebach-L.Eschebach, Pompeji, Wien 1995
A.Nunnerich-Asmus, Basilika und Portikus, Wien 1994
J.Ward-Perkins, Note di topografia urbanistica, in Pompei 79, Napoli 1979
P.Zanker, Pompei, Torino 1993
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