L'architettura funeraria

L'ARCHITETTURA FUNERARIA



Via delle Tombe (Achille Vianelli)


Hominem mortuum ne sepelito neve urito, così prescriveva il divieto esistente nelle leggi delle dodici tavole secondo il quale non era consentito né seppellire, né cremare i defunti entro le mura della città.
Non mancarono, tuttavia, eccezioni per personaggi illustri o particolarmente benemeriti: così G. Iulius Caelsus Polemanus, il fondatore della biblioteca pubblica di Efeso, fu seppellito all'interno dell'edificio da lui fondato, mentre a Roma il corpo di Giulio Cesare fu bruciato nell'area del Foro Romano. 

Ma le necropoli vere e proprie sorgono, a Roma e nelle altre città, fuori dalle mura, lungo le strade extraurbane, dove le tombe, di dimensioni e architetture diverse, si dispongono su una o più file ai lati delle vie. 
La collocazione dei monumenti funerari e la scelta della tipologia architettonica rispondono ad esigenze di ordine ideologico: la tomba svolge, infatti, un ruolo determinante, è la proiezione dell'immagine dell'individuo verso la collettività, il segno tangibile dello status del defunto e della sua famiglia.

Di un pò, mio buon amico, me la stai costruendo la tomba nel modo che ti ho ordinato? 
Ti prego, che ai piedi della mia statua tu ci dipinga la cagnetta e corono, e profumi, e tutti gli scontri di Petraite, che a me tocchi grazie a te di essere vivo anche dopo morto.
E poi che ci siano cento piedi in lunghezza, duecento in profondità. Che intorno alle mie ceneri io voglio frutti di ogni specie e viti in abbondanza... 
...D'altro canto sarà mia cura provvedere col testamento a che da morto non mi si rechi offesa. Distaccherò, infatti, un liberto al mio sepolcro con funzioni di custode...

...E ti prego che...della tomba tu ci faccia anche delle navi che se ne vanno a gonfie vele e me che sto seduto in seggio, con la toga pretesta addosso e cinque anelli d'oro e profondo soldi dal borsellino al popolo, perché, come sai, ho offerto un banchetto con due denari a testa...In mezzo a tutto un orologio, che chiunque guardi l'ora, volente o nolente, debba leggere il mio nome... (Dal Satyricon di Petronio)

Come conferma il passo di Petronio, l'attenzione dell'uomo romano si concentra, già in vita, su tutto ciò che, dopo la sua morte, servirà a perpetuarne la memoria, a cominciare dall'edificio che ospiterà le ceneri. Nel monumento sepolcrale tutti gli elementi dovevano concorrere ad assolvere a tale funzione.

In ragione di ciò, il sepolcro deve trovarsi in un luogo in cui sia ben visibile e, attraverso la sua struttura esteriore, attirare l'attenzione del passante. Per questo, i monumenti funerari tendono a disporsi in prossimità di importanti vie, occupando progressivamente prima gli spazi di risulta tra i monumenti più antichi e poi, quando lo spazio in prima fila sarà esaurito, creando file parallele alla strada.
All'iscrizione funeraria, incisa sulle pareti del monumento, era demandato il compito di consegnare ai vivi l'identità del defunto, corredata dalle tappe della carriera (cursus honorum) nel caso abbia ricoperto incarichi pubblici. 

Le necropoli di Pompei
Le necropoli di Pompei romana si dispongono immediatamente fuori delle mura della città, lungo le principali arterie che collegavano la città agli altri centri vicini: la cosiddetta via dei Sepolcri, che da Porta Ercolano giungeva agli insediamenti costieri, a Neapolis e a Cuma; la via Nucerina, che collegava Pompei a Nuceria e, attraverso la via Popilia, agli altri centri meridionali; la via Stabiana, che conduceva a Stabia ; la via che, dipartendosi ad ovest di Porta Vesuvio, conduceva al Pagus Augusti Felix Suburbanus.

Nell'occupazione progressiva dello spazio i monumenti funerari, che sorgono in genere su suolo di proprietà della famiglia, tendono a seguire il principio della maggiore vicinanza alla Porta e alla strada. Solo raramente è registrato un intervento pubblico nell'assegnazione dei lotti di terra. La maggior parte di questi casi è limitata all'area immediatamente fuori le porte della città, all'interno di una fascia dell'ampiezza di circa cento piedi romani che era considerata di proprietà pubblica e che poteva essere oggetto di donazioni a cittadini. In quel caso nell'iscrizione si menziona il provvedimento di legge, cioè il decreto dei decurioni ( D.D., e cioè ex Decreto Decurionum).

L'architettura funeraria
Dal punto di vista architettonico la tipologia dei monumenti risulta nel complesso abbastanza varia. Nella fasi più antiche della colonia, le tombe più diffuse sono del tipo ad altare o ad edicola. 
La tomba ad altare è costituita da un alto basamento su cui si erge un'ara con pulvini, decorato di solito da un fregio dorico, come nel caso della tomba di M. Porcius nella necropoli di Porta Ercolano, della metà del I secolo a.C.

La tomba ad edicola, ispirata a modelli ellenistici, sembra di poco successiva a quella ad altare e appare diffusa nella seconda metà del I sec.a.C. È caratterizzata da una struttura a tempietto, all'interno del quale sono collocate le statue dei defunti, come nella tomba dell'augustale Publius Vesonius, fuori Porta Nocera. Nella parte anteriore del monumento si apre talvolta una nicchia o un passaggio con arco o una vera e propria camera funeraria.
Con l'impero, in età giulio-claudia, gode di maggiore fortuna il monumento funerario a recinto. 

La tomba a recinto è costituita da un'area scoperta circoscritta da un muro che si apre sulla strada, con una facciata a volte coronata da un timpano e decorata da pitture, come nella tomba dell' augustale Alus Veius Atticus nella necropoli di Porta Nocera. 
Accanto a questi tipi più diffusi esistono comunque numerosi sepolcri che si rifanno a modelli non frequenti in Pompei. Tra questi, il monumento funerario a tamburo di Veia Barchilla fuori Porta Nocera, che trova confronti nel mondo romano con numerosi edifici funerari, tra i quali il mausoleo di Augusto. 

Ai monumenti funerari dell'Italia centrosettentrionale sembra ispirato il sepolcro a dado degli Stronnii fuori Porta Nocera, coronato da due leoni di tufo rappresentati con la zampa sinistra sopra una testa di capro.
Un caso particolare è costituito dal monumento funerario di Septumia, fuori Porta Vesuvio, ispirato a modelli greci. Esso consiste in una colonna poggiata su un piedistallo e ricorda il monumento di Aesquilla Polla, nella necropoli di Porta Nola, che è però associato ad una schola.

Caratteristici di Pompei appaiono, invece, i monumenti funerari a schola, cioè a forma di sedile semicircolare, con terminazione a zampa di grifo, alle spalle del quale si erge di solito un basamento. A volte l'iscrizione funeraria è incisa sulla spalliera del sedile, come nella tomba della sacerdotessa Mamia e del duoviro M. Allelius nella necropoli di Porta Ercolano. 
Grandioso, infine, lo splendido mausoleo della sacerdotessa Eumachia del I sec d.C., nella necropoli di Porta Nocera. Questo, nella caratteristica forma ad esedra, cioè semicircolare tra due ante rettilinee, trova confronti non solo con una serie di edifici di destinazione funeraria, ma anche nell'architettura delle ville e dei ninfei. Il monumento si erge, con evidente intento scenografico, sul fondo di una terrazza, accessibile dalla strada attraverso un ingresso ai lati del quale sono incassate le iscrizioni funerarie. L'ingresso alle due camere sepolcrali avviene dalla parte posteriore. 

All'interno delle camere si aprono sulle pareti una serie di nicchie destinate ad ospitare le urne con le ceneri, secondo un uso del monumento funerario a colombario ampiamente attestato in età imperiale, ma scarsamente documentato a Pompei.
L'edificio doveva presentare una ricca decorazione scultorea: sono stati, infatti, trovati resti di statue di marmo collocate, forse, nelle nicchie semicircolari che si aprivano nella parte anteriore dell'esedra. Sull'architrave era raffigurato un bassorilievo con combattimento di Amazzoni.

Fatta eccezione per le tombe a camera provviste di nicchie, le urne venivano sotterrate dietro la facciata dei sepolcri.
Pannelli e bassorilievi, lapidi e stele, statue e, per i più poveri, cippi terminanti con schematiche teste umane perpetuavano la memoria del defunto e ne rivelavano l'identità.



Bibliografia essenziale:
A. D'Ambrosio - S.De Caro, La necropoli di Porta Nocera, in AAVV, Un Impegno per Pompei. Studi e contributi. Fotopiano e documentazione della necropoli di Porta Nocera, Milano 1983

A. D'Ambrosio - S.De Caro, La Necropoli di Porta Nocera. Campagna di Scavo 1983, in Römische Gräberstraßen. Seldarstellung - Status- Standard - Abhanlungen der bayerische Akademie der Wissenschaften 96, München, 1987, pp 199 ss.
M. Della Corte, Necropoli sannitico-romana scoperta fuori Porta Stabia, in Notizie degli Scavi di Antichità, 1916, pp. 287 ss.
V. Kockel, Die Grabbauten vor dem Herculaner Tor in Pompeji, Mainz am Rhein, 1983
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