L'approvvigionamento idrico

L'APPROVVIGIONAMENTO IDRICO


In età arcaica il problema dell'approvvigionamento idrico fu risolto utilizzando vasche di raccolta collocate nei giardini e negli atrii delle case private nelle quali confluivano le acque pluviali. A questa esigenza è legata la funzione dell'apertura nel tetto (impluvium) e del sottostante bacino (compluvium). 
Per l'irrigazione dei campi e per altre necessità si dovette provvedere al taglio di pozzi nel banco di lava e tufo su cui poggiava la città, fino a raggiungere la falda freatica. Nella città di Pompei sono stati rinvenuti, finora, cinque pozzi ad uso pubblico e due ad uso delle terme. Altri erano in case private.

Dei pozzi ad uso pubblico il meglio indagato è quello presso Porta Vesuvio, posto dinanzi al Castellum Aquae, databile presumibilmente al IV sec. a.C.. Il pù conosciuto è nel Foro Triangolare caratterizzato dalla presenza di un puteal (vera di pozzo), circondato da un elegante colonnato circolare (monoptero).
Altri due pozzi, ubicati nell'area delle Terme Stabiane e del Foro avevano una funzione limitata al fabbisogno di acqua degli edifici stessi.
Non si conosce l'esatto funzionamento dei pozzi, ma si può ipotizzare che, a livello della testata, fossero collocate vasche di raccolta rifornite d'acqua attraverso ruote idrauliche azionate a mano da schiavi o da bestie da soma.

L'approvvigionamento idrico migliorò considerevolmente con la costruzione dell'acquedotto augusteo alimentato dalle sorgenti dell'Acquaro, presso Serino. Di qui l'acquedotto attraversava la montagna di Mortellito e passava quindi per Forino, San Severino, Langara, Sarno e Palma. Da Palma un ramo dell'acquedotto raggiungeva Nola e Pompei, un altro ramo passava per Pomigliano d'Arco e Afragola prima di giungere a Napoli nella zona di Capodichino e ai Ponti Rossi.
La diramazione pompeiana giungeva nel punto più alto della città, presso Porta Vesuvio, dove un grande serbatoio, detto Castellum Aquae, raccoglieva le acque e le ripartiva in tre direzioni: due arterie idriche passavano rispettivamente per il vicolo dei Vettii e per la via di Stabia; la terza alimentava, forse, una fontana pubblica nei pressi di Porta Vesuvio. 

Le tre condutture rifornivano castella minori, dislocati in varie zone della città, solitamente ai quadrivi. Queste strutture, a forma di pilastri, sono sormontati da piccoli bacini di raccolta (castella plumbea), dai quali l'acqua era distribuita, attraverso diramazioni minori, in vari punti di Pompei.
Per convogliare l'acqua venivano usate tubature di piombo (fistulae) a sezione ellitica, saldate su di un solo lato.
Al fine di fronteggiare le necessità della popolazione, furono costruite numerose fontane pubbliche agli incroci principali, spesso a ridosso dei castella.

Un'interessante fontana è posta al bivio formato dalla via Consolare e dal vicolo di Narciso. Alle spalle della fontana, costruita in rozza pietra di lava, c'è un castellum formato da un vano con volta a botte e apertura finestrata su un lato.
La fontana presso l'Edificio di Eumachia, che ha dato il nome alla via dell'Abbondanza per èa raffigurazione della dea con la cornucopia, è di travertino. Di travertino è pure una fontana all'incrocio tra la via di Stabia e la via di Nola, con la raffigurazione di un sileno. Solo la fontana presso la porta di Stabia è in tufo, un materiale che non ebbe particolare fortuna perchè troppo deperibile.

Dopo il terremoto del 62 d.C. si decise di rifare o di ampliare la rete idrica. Saggi stratigrafici presso il Castellum Aquae e nelle Terme Stabiane hanno mostrato che parte delle condutture di piombo erano state asportate prima dell'eruzione del 79 d.C., evidentemente per essere sostituite. Quindi nè il Castellum nè le Terme erano ancora in funzione nel 79, anche se fervevano i lavori di restauro degli edifici.


Il sistema idrico dei giardini
Anche l'acqua per l'irrigazione del giardino veniva da principio attinta dalle bocche delle cisterne o da pozzi.

Non conosciamo purtroppo l'aspetto e la disposizione dei più antichi giardini di età ellenistica, quando le città vesuviane conobbero un generale rinnovamento edilizio, dove certo l'acqua giocava un qualche ruolo.
I più complessi giochi d'acqua si diffondono solo a partire dall'età augustea, quando le città vesuviane vengono abbondantemente rifornite dal nuovo acquedotto del Serino.
Nelle più lussuose case il giardino viene dotato di canalette e di una vasca centrale con fontana (come a Pompei nella Casa degli Amorini Dorati e nel peristilio della Casa dell'Atrio a Mosaico ad Ercolano).

Nella Casa delle Nozze d'Argento a Pompei, all'angolo del peristilio, si trova ancora al suo posto una chiave d'arresto di bronzo: la tubazione permetteva l'irrigazione del giardino.
Più grandi piscine si trovano al centro dei peristili di case importanti, come a Pompei nella Casa di Meleagro, nella Casa di Arianna, nella Casa di Pansa ed in quella del Citarista. Una complessa serie di vasche e di getti d'acqua che uscivano da piccole sculture decora i giardini di molte altre case pompeiane: basti ricordare per tutte il peristilio della Casa dei Vettii.

Ma a Pompei il complesso certamente più impressionante è quello del giardino della Casa di Ottavio Quartione (detta anche di Loreio Tiburtino) presso l'Anfiteatro, con due grandi canali disposti a T alimentati da fontane decorate da piccole sculture, con richiami all'atmosfera egiziana. L'apparato idrico, che aveva anche la funzione pratica di permettere l'irrigazione del giardino nel senso della lunghezza e in quello della larghezza, crea una prospettiva impressionante per i due saloni posti in asse con tali apprestamenti.

In particolare a partire dall'età tiberiano-claudia e ancor più in età neroniano-flavia si diffonde la moda dei ninfei domestici, decorati con rivestimenti a mosaici, di conchiglie e di schiuma di lava e impreziositi da piccole sculture. Alcuni sono costituiti da semplici nicchie o edicole, altri sono più complessi, come quelli della Casa di Nettuno ed Anfitrite ad Ercolano, quelli della Casa dell'Orso, della Casa del Bracciale d'Oro e della Casa del Toro a Pompei, quest'ultimo con tre nicchie in laterizio e cascatelle a gradini.

Ma questi apparati idrici erano ben poca cosa rispetto a quelli esistenti nei giardini delle immense ville aristocratiche del territorio, come mostrano le gigantesche piscine, popolate di sculture di marmo e di bronzo, al centro dei giardini della Villa dei Papiri di Ercolano, della Villa A di "Oplontis" e delle Ville di S.Marco e di quella detta "del Pastore" a Stabiae, così come nel campus (detto palestra) di Pompei e in quello di Ercolano (in quest'ultimo dopo una prima piscina rettangolare sita lungo il lato settentrionale, successivamente riempita, fu costruita la grande piscina cruciforme centrale).

Bibliografia essenziale:

E.B. Andersson, Fountains and the Roman Dwelling- Casa del Torello in Pompeii, in JdI 105, 1990
I. Biera (a cura di ), Utilitas necessaria- Sistemi idraulici nell'Italia Romana, Milano 1994
E. Fassitelli, Tubi e valvole dell'antica Roma, Milano 1991
A. Maiuri, Pozzi e condutture d'acqua nell'antica città (Pompei), Notizie degli Scavi, 1931
N. Neuerburg, L'architettura delle fontane e dei ninfei nell'Italia antica, in Memorie Accademia Archeologia lettere Belle Arti, 5, 1965

M.Pagano, L'apparato idrico dei giardini, in Domus-Viridaria-Horti Picti, Catalogo della mostra, Napoli 1992
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