Le Produzioni naturali

L’inverno cominciava con il solstizio (23 dicembre): il tempo era previsto a gennaio ventoso ed incerto, a febbraio ci si aspettava grandinate e un grande freddo nella seconda metà del mese, a marzo un tempo estremamente variabile con grandinate ed improvvisi freddi accompagnati da nevicate. A gennaio i lavori nei campi riguardavano soprattutto i lavori di ripulitura dei fondi dagli sterpi, che venivano raccolti in fascine, e la raccolta del legname. In particolare era necessario tagliare il legno da costruzione e quello da trasformare in pali e in pioli, lavoro quest'ultimo per il quale si potevano sfruttare le ore serali passate in casa. Se si legge Plinio colpisce l’atenzione con cui viene trattato il legno per quanto concerne gli usi di falegnameria: la scelta delle essenze e il loro utilizzo era fatta sulla base delle proprietà di resistenza e di flessione, l’abbattimento degli alberi avveniva nei tempi opportuni, la riduzione in tavole teneva conto delle caratteristiche delle fibre (N. H., XVI e segg.). Già Catone qualche secolo prima, descrivendo la costruzione delle macine per I'olio o dei torchi, mise in relazione le parti meccaniche con l'essenza (De agr. cult 18, XXI e segg.), ma lo stesso succedeva per le diverse parti dei mobili, per i tramezzi, per le porte: gli stipiti delle porte, ad esempio, erano prevalentemente in abete bianco, mentre il letto aveva le gambe in bronzo, la testiera in abete bianco e la struttura in frassino, legno particolarmente elastico. In edilizia l’abete bianco era I'essenza più usata: seguivano la quercia, che aveva diversi utilizzi, così come il castagno, il pioppo, anch'esso molto rappresentato, il faggio, il cuiuso era particolarmente importante nella costruzione delle porte a soffietto. poi I'olmo, il noce, il carpino, il pino domestico ed infine il leccio, il ginepro, I'olivo. Altrettanto diffuso era l'uso di legni comuni, di solito l'abete, che s'incollava facilmente, impiallacciato con foglietti di legno pregiato, quali il bosso, il leccio, e, d’importazione, la tuja. I pastori dovevano invece marchiare a fuoco gli agnelli e i quadrupedi di grossa taglia. Febbraio era dedicato alla semina di canapa e lino, alla potatura dei roseti, delle viti e degli olivi, alla legatura delle viti, alla zappatura dei vecchi vigneti a e all'allestimento dei nuovi. Si provvedeva inoltre a concimare i prati e i fruttiferi, a potare i rosai e a piantarne di nuovi, a curare i canneti e i saliceti, che fornivano la materia prima per i lavori agricoli e per quelli artigianali. Gli allevatori dovevano provvedere aIl'accoppiamento dei maiali per far sì che i nuovi nati potessero svezzati quando maturavano i legumi. A marzo, mentre i pastori si dedicavano alla Castrazione del bestiame, gli agricoltori preparavano le buche che dovevano accogliere le piante da piantare in autunno e allestivano i vivai, in particolare di piante sempreverdi come mirto, alloro e edere, ma soprattutto, dedicavano le loro cure agli orti. Già in precedenza si era provveduto a rinvangare il terreno, a ripartirlo in aiuole in maniera tale da rendere più agevole la scerbatura e a concimarlo: a febbraio si potevano già seminare la menta, la ruta, I'agretto, l’asparago, le rape e i ravanelli, le Cipolle, gli agli e i porri, che andavano trapiantati a marzo. Bisognava, inoltre, provvedere alla sopravvivenza delle api nutrendole con fichi secchi o uva passa pestati in acqua oppure vino passito o mosto, cioè con liquidi zuccherini con cui veniva imbevuta della lana pulita. La macellazione dei maiali, la conserva delle Carni e la lavorazione delle setole assorbivano per qualche giorno le energie dell’intera comunità. Nelle stalle si nutrivano i buoi con paglia, lupini, cicerchie o, in mancanza di questi, con gli scarti ultimi della vendemmia:si poteva sopperire anche con foglie di lecci o di alloro mescolate a ghiande o, se I'abbondanza del raccolto lo permetteva, a fave spezzettate. Agli ovini erano destinate orzo misto a fave, cicerchia e fieno autunnale. In inverno cominciava anche la deposizione delle uova di gallina per cui bisognava che nei pollai ci fosse paglia pulita a disposizione: la produzione andava incrementata con cibi adatti quali l'orzo semicotto mescolato a semi e a foglie di citiso. Subito dopo bisognava provvedere alla prima cova che prevedeva la schiusa di 15 uova. In questo periodo del'anno si cercava di favorire anche I'accoppiamento dei pavoni somministrando loro cibi eccitanti come la fava torrefatta ancora tiepida: la <<ruota>> della coda nei maschi indicava a metà febbraio che lo scopo era stato raggiunto. Bisognava allora predisporre dei letti di pagliamolto alti per fare sì che la deposizione delle uova dall’alto dei trespoli non comportasse la rottura delle stesse. Per le oche e le anatre i periodi di fecondazione e di deposizione delle uova erano gli stessi.
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