L’eruzione vesuviana del 79 d.C. seppellì un vasto territorio: insieme alle case e alle strade, la pioggia di lapilli sommerse con uno spesso strato campi e boschi, paludi e spiagge. E’ da questo territorio che gli abitanti della città ricavavano le materie utili alla loro sopravvivenza: il cibo, le medicine, le suppellettili, le fibre tessili per il vestiario, i materiali da costruzione, tutto quanto, cioè, serviva al vivere quotidiano.
L’applicazione delle moderne tecniche di indagine allo scavo archeologico, che solleva il velo che coprì Pompei e le sue contrade, rende oggi leggibili le tracce degli antichi ambienti naturali, che, confrontate con gli autori classici e l’iconografia dell’epoca, offrono uno spaccato della vita che si svolgeva nell’antica città vesuviana.
La fedele raffigurazione delle piante in molti affreschi, l’identificazione dei resti carbonizzati di parti di piante, (foglie, legni, semi), il riconoscimento dei pollini depositati sul terreno prima dell’eruzione, le tracce di coltura, quali il disegno delle aiuole, i solchi di aratura, le fonde e le <<porche>>, i calchi delle radici e gli attrezzi agricoli permettono, ad esempio, di ricostruire con precisione non solo gli impianti delle antiche colture, ma di risalire anche all’anno dell’impianto stesso. Il ritrovamento delle unità produttive (cantine, granai, ecc.) e di <<macchine>> quali macine, torchi vinari e oleari aiutano a capire poi come i prodotti venivano trasformati. Lo stesso discorso vale ovviamente per la fauna: la raffigurazione di specie locali, messe a confronto con reperti di varia natura, dalle ossa alle conchiglie, dalle stalle ai recipienti fittili per piccoli allevamenti domestici, danno conto alle popolazioni animali caratteristiche dei diversi habitat e degli allevamenti più diffusi.
L’incrociarsi dei dati archeologici, geomorfologici, climatici, floristici e faunistici delineano dunque i caratteri salienti degli ambienti naturali e dei coltivi che caratterizzavano il territorio vesuviano nel 79 d.C. e con essi quelli delle risorse disponibili per gli abitanti del luogo nell’intero arco dell’anno: una testimonianza unica al mondo, che permette di conoscere meglio i legami che univano una comunità di duemila anni fa al proprio territorio.
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