I miti nella pittura

I MITI NELLA PITTURA 


Casa dei cinque scheletri: Vaticinio di Cassandra (Marsigli, 1830)


L'uso di scene mitologiche nelle pitture parietali a Pompei è frequente e doveva essere particolarmente gradito agli abitanti più facoltosi della città, che commissionavano ai pittori le sfarzose decorazioni delle proprie dimore.
I temi mitologici non costituivano solo un espediente decorativo, ma anche simbolico e culturale, per cui l'ambiente che ospitava le decorazioni pittoriche era abbellito e valorizzato e alludeva alle aspirazioni culturali del proprietario. Era così vezzo e vanto di ogni ricco possessore di una domus, mostrare ai suoi ospiti la sontuosità delle decorazioni della casa e allo stesso tempo la sua sensibilità culturale nella scelta dei temi mitologici, oltre al valore artistico che questi quadri potevano avere.

La scelta dei temi mitologici appare fortemente condizionata dalla diffusione della cultura greca nella società pompeiana sia in età ellenistica che in età giulio-claudia. Così i cartoni con le più diffuse rappresentazioni di miti e leggende circolano a Pompei, come negli altri centri del Mediterraneo, e costituiscono la base per le complesse pitture che adornano le pareti. 
La conoscenza di originali greci era spesso anche diretta, poiché un notevole numero di quadri greci (pinakes, dipinti su tavola) circolava soprattutto a Roma, giunti come bottino di guerra dalle campagne orientali. Inoltre, in alcun casi, sono state identificate le firme di artisti e artigiani greci che si trasferirono a Pompei o nella vicina Ercolano, impiantando botteghe e creando scuole di artisti. 

Accanto ad essi opera una folta schiera di artigiani locali che riprodussero temi narrativi di origine greca rivisitati e interpretati con uno spirito di immediatezza meno raffinato, ma spesso più efficace. 


Teseo e il Minotauro
Particolare successo ebbe nella pittura di Pompei il ciclo delle leggende nate intorno al mito di Teseo e del Minotauro, il mostro metà uomo e metà toro relegato nel Labirinto sull'isola di Creta dal re Minosse.
Così nel triclinio della Casa dei Vettii è rappresentato il mito di Pasifae, moglie di Minosse che si fa costruire dall'architetto Dedalo una vacca di legno, cava all'interno, nella quale si nasconderà per potersi unire al toro. Da questa unione nascerà il terribile Minotauro, relegato nel Labirinto.

Ancora al ciclo del Minotauro si collega il mito di Dedalo e Icaro, rinchiusi nel Labirinto affinché non possano svelarne il segreto. La fuga dei due, con ali costruite con la cera, porteranno alla salvezza Dedalo, ma ad una tragica fine Icaro.  
Sulla parete del grande triclinio della Villa Imperiale è rappresentato il momento più drammatico del mito, che mostra Dedalo in volo, mentre il figlio Icaro precipita per essersi avvicinato troppo al sole. Di tutte le repliche dell'episodio, questo è forse il più bello e il più vicino all'originale ellenistico che servì da modello.

A questo punto della vicenda interviene l'eroe ateniese Teseo che, con l'aiuto della figlia di Minosse, Arianna, e del suo celebre filo, riesce ad uscire dal Labirinto dopo avere ucciso il Minotauro. Ecco allora che, sulle pareti di un cubiculum della Casa di Marcus Lucretius Fronto, un quadro ci mostra Teseo, nudo, con la clava e con il filo che Arianna gli ha dato, intento a individuare il percorso per uccidere il mostro del Labirinto, mentre Arianna regge il gomitolo.

Nell' oecus della Casa del Menandro è rappresentato il momento immediatamente successivo, quando Teseo, trovato il Minotauro, lo uccide. Il frammento di affresco ha le didascalie dei personaggi scritte in greco, che sottolineano l'origine del tema raffigurato.
Riuscito ad uscire indenne dal Labirinto, dopo avere liberato gli abitanti dal Minotauro, Teseo è acclamato come eroe dai Cretesi e così lo mostra l'affresco dalla Casa di Gavius Rufus, ora al Museo di Napoli. Ai margini dell'affresco, giace il corpo senza vita del Minotauro. Si tratta di una replica di un famoso originale greco databile alla fine del IV sec.a.C., noto anche da un'altra replica rinvenuta nella Basilica di Ercolano. Confrontando le due versioni, quella rinvenuta ad Ercolano risulta più fedele all'originale greco, in cui l'eroe è esaltato quasi come se fosse divinizzato, mentre ai suoi piedi la figura del Minotauro ucciso comunica la tragicità del fato appena compiuto. Nella replica di Pompei, l'episodio è rivisto in toni più quotidiani, con una maggiore umanizzazione dei personaggi, relegando al margine il mostro ucciso. 

Il ciclo di Teseo e il Minotauro prosegue anche dopo l'uccisione del mostro. Compiuto l'eroico atto, Teseo riparte infatti alla volta di Atene, per comunicare la liberazione dal tributo di vite umane che gli Ateniesi pagavano a Minosse.
Fa adesso da protagonista del mito l'infelice amore che lega Arianna a Teseo. Questa, partita da Creta alla volta di Atene con Teseo e inizialmente sposa felice, viene poi da lui abbandonata sull'isola di Nasso, dove rimane sola e disperata fino all'arrivo di Bacco.

Così viene rappresentato Teseo mentre abbandona Arianna che dorme, in un quadro dipinto sulla parete del grande triclinio della Villa Imperiale, dove già era rappresentato il mito di Dedalo ed Icaro. Numerose sono le scene con Arianna abbandonata, come nella pittura di uno dei cubicula della Casa dei Vetti, dove la figlia di Minosse si risveglia sola e si rende conto con sgomento di essere stata abbandonata. Nel grande triclinio della Casa degli Amanti, è rappresentato l'epilogo lieto della vicenda di Arianna, con l'arrivo di Bacco. 

L'atto finale è il carro che conduce Arianna alle nozze con Bacco, rappresentato su uno dei quadri che ornano il salone sud della Casa del Criptoportico.


Amori tragici
Altro tema di successo è quello della morte per amore. È questo infatti il filo che unisce, ad esempio, le raffigurazioni della Casa di Octavius Quartius. Così, viene dipinto il mito di Diana che trasforma Atteone in cervo, per punirlo di aver tentato di spiare la dea mentre prendeva il bagno. Il quadro rappresenta Atteone che, trasformato in cervo, viene dilaniato dai cani.

In un altro riquadro si illustra il mito di Narciso che, innamoratosi della propria immagine riflessa nell'acqua di una fonte, annega cercando di raggiungerla. Il tema di Narciso, qui rappresentato mentre contempla l'immagine riflessa, è molto caro al repertorio della pittura pompeiana, tanto che si conoscono a Pompei ben quaranta repliche del soggetto. 
Ancora la morte per amore, nella Casa di Octavius Quartius, collega agli altri, la vicenda di Piramo, suicida per amore di Tisbe che crede erroneamente sbranata da una belva. Il dipinto rappresenta il momento drammatico in cui l'eroe trova il velo insanguinato della sua Tisbe.

Infinito potrebbe essere l'elenco delle vicende mitologiche più o meno note. Tra queste il mito di Meleagro e Atalanta e la contesa sulla caccia del cinghiale nel cubicolo della Villa Imperiale o Perseo che libera Andromeda dal mostro o Ippodamia, rapita da un centauro nella lotta tra Centauri e Lapiti, nel salone verde della Casa del Menandro.
Anche la vicenda del supplizio di Dirce, condannata ad essere legata ad un toro e trascinata sulle rocce, è presente a Pompei in numerose repliche. Così l'infelice amore del ciclope Polifemo per la bella Galatea, Europa rapita da Zeus sotto le sembianze di un toro, Ercole e le sue fatiche impreziosiscono le decorazioni delle pareti nelle ricche dimore di Pompei.

Spesso alcuni dei miti sono rappresentati da soli in abitazioni o botteghe o edifici pubblici, ma più frequentemente le pareti di alcuni ambienti diventano vere e proprie pinacoteche mitologiche, come nella Casa dei Vettii, decorata con oltre dieci scene diverse a tema mitologico, o nella Casa di Marcus Lucretius Fronto, ricca di quadri che attingono sia al repertorio mitico che a quello letterario in genere.

 Bibliografia essenziale:

AA.VV., La pittura di Pompei, Milano 1991

 
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