I giardini

I GIARDINI


Pittura di giardino (Pompei, VI, 17, 42)


Dall'orto al viridario
Anche nelle case pompeiane più antiche uno spazio, seppure a volte piccolo, era destinato al verde. 
Si trattava spesso di un giardino nel quale venivano coltivate soprattutto verdure e ortaggi, utilizzati a scopo alimentare. 
L'hortus occupava in genere il settore posteriore dell'abitazione, alle spalle del tablino, ed era chiuso verso l'esterno da muri perimetrali, dove a volte si apriva una porta secondaria che lo collegava all'esterno. Esso faceva comunque parte del settore strettamente privato della casa e la sua cura era compito della padrona. 

Progressivamente, quando l'influenza ellenistica si fa evidente nell'evoluzione architettonica della casa, le aree di rappresentanza acquistano sempre maggiore spazio, estendendosi ben oltre il tablino. L'hortus, così, circondato da porticati, è inserito nel peristilio, ambiente cardine della nuova articolazione della domus, perdendo la sua funzione pratica legata alla coltivazione a scopo alimentare e acquistando il carattere ornamentale del viridarium. 

 Il viridarium si articola spesso in spazi organizzati secondo linee geometriche e simmetriche, con al centro  una vasca o una fontana.


L'ars topiaria
Nella scelta delle piante da coltivare prevalgono ormai le esigenze imposte dalla nuova arte della cura dei giardini (ars topiaria), che costruisce forme geometriche e naturalistiche disegnate con le essenze arboree: diventa quindi importante la selezione delle piante adatte, spesso sempreverdi piuttosto che da fiore, in modo da offrire un effetto durevole, compito non più della matrona, ma di una figura specializzata, il topiarius, un pò giardiniere, un pò architetto. Il compito del topiarius non si limita infatti alla pura coltivazione delle piante, ma anche alla cura dell'aspetto artistico del giardino nel suo complesso, anche con il taglio delle foglie e dei rami, per dare alle piante una funzione quasi scultorea.

 Il disegno ottenuto con le essenze arboree era arricchito da piante in vaso e da sculture.
Spesso l'integrazione con il porticato del peristilio è perfetta: la decorazione dei muri riprende la rappresentazione di piante e di architetture da giardino, quasi ad ampliare illusionisticamente lo spazio a disposizione. Le pitture ci offrono la rappresentazione di giardini lussureggianti, con arboscelli e alberi dove svolazzano uccelli, e dove elementi architettonici ospitano statue, fontane, vasi di marmo. In alto, ghirlande e festoni pendenti completano la decorazione, che si arricchisce di maschere teatrali appese (oscilla).

Alcune case che disponevano di spazi ridotti si dotarono di uno xystus, un piccolo giardino che si articolava con vialetti e aiuole in spazi limitati.


Gli elementi decorativi del giardino
Sulla scorta delle influenze ellenistiche e orientali i giardini acquistano un carattere sempre più monumentale: non solo si richiedono spazi ma il giardino, con la sua decorazione arborea, si arricchisce di fontane, sculture e di architetture spesso complesse, che competono con lo sfarzo e la grandiosità dei giardini delle ville urbane. 

Plinio il Vecchio ricorda come venisse operata una scelta accurata tra le varie piante a seconda della loro specifica funzione, menzionando tra quelle più adatte ai giardini l'acanto, il narciso, l'oleandro, il mirto, l'edera ma anche il cipresso e il platano, le tracce delle cui radici sono state spesso riconosciute a Pompei. 
Lungo i viali si disponevano filari di rosmarino e di mirto, mentre le essenze preferite per le sculture verdi erano il bosso, il cipresso e il leccio, che venivano tagliati secondo figure geometriche e componendo a volte anche intere scene.

Arbusti come il lauro venivano disposti intorno a statue di divinità a formare piccoli boschetti sacri. 
In prossimità delle fontane e presso i ninfei erano coltivati spesso l'acanto e il capelvenere.
Il giardino diventa così uno dei principali strumenti di rappresentanza, richiamando costantemente, anche nei dettagli, la raffinatezza e la cultura del padrone di casa. Non c'è dubbio, infatti, che il riferimento è al mondo ellenistico, al gusto greco per il grande parco principesco, con platani, cipressi, lauri e oleandri. 

Contribuiscono a creare questa atmosfera anche le pitture che decorano le pareti adiacenti al giardino: in esse è spesso rappresentato il paradeisos, di origine orientale, che ebbe tanta fortuna nella cultura alessandrina, dove venivano contrapposti alla simmetria e all'intervento dell'uomo nell' addomesticare la natura, i paesaggi selvaggi con bestie feroci e scene di caccia.
La pittura prolunga sui muri il bisogno di spazi aperti e fantastici, con scene di paesaggi esotici di ispirazione alessandrina, che si svolgono simbolicamente sul Nilo, con Pigmei e animali di ambiente egiziano, oppure con rappresentazioni di aree portuali, fluviali e marini.

Accanto alla pittura altre due sono le componenti essenziali che si integrano e che fanno del giardino un elemento costitutivo di un certo modo di abitare: la statuaria e i giochi d'acqua.
Nei giardini più spaziosi una serie di esili architetture sono destinate a rendere più piacevole il soggiorno. Così, semplici padiglioni ad incannucciate e pergolati coperti da viti si dispongono lungo il giardino, come nella Casa del Centenario e di Ottavio Quartione, sottolineando percorsi e prospettive. La scultura di giardino si inserisce profondamente nel complesso delle decorazioni, soprattutto a partire dall'età augustea. Il giardino diventa, così, luogo privilegiato dove esporre le collezioni d'arte, che sottolineano le aspirazioni culturali del proprietario.

Una serie di piccole statue, spesso legate con il mondo della natura e della fecondità, vengono collocate all'interno del giardino, quasi come se questo costituisse la scenografia di una rappresentazione sacra. 
Temi prediletti sono quelli dionisiaci, con episodi legati al mito di Bacco e con statue di Fauni, Sileni ed altre figure del corteo bacchico. Accanto ad esse ci sono spesso una serie di elementi simbolici come erme, maschere teatrali e altri oggetti con valore propiziatorio.

La costruzione di età augustea dell'acquedotto del Serino porta ad incrementare nei giardini l'apporto d'acqua che zampilla da statue, da vasche e fontane di diversa forma e scorre in stretti canali che richiamano ruscelletti e l'euripo, di diretta ispirazione egiziana. Attorno si dispongono erme e statue, mentre piccoli salti di quota creano giochi d'acqua. Secondo alcuni studiosi, il canale centrale del giardino della Casa di Ottavio Quartione doveva produrre una vera e propria simulazione dell'inondazione periodica del Nilo; numerose statuette e continui riferimenti a culti isiaci sottolineavano i richiami all'ambiente egiziano. 

Molto spesso veniva realizzato un sistema di zampilli collegati a statue e a bacini, come nella Casa dei Vetti, dove il peristilio conta oltre quattordici fontanelle.
Presenza sostanzialmente costante è il ninfeo, che aveva la funzione di richiamare grotte e anfratti naturali, con pietre spugnose che riproducevano l'aspetto esteriore delle spelonche, luogo di culto di ninfe e divinità della natura. 
Elemento centrale è l'acqua, che sgorga spesso da fontane monumentali rivestite di conchiglie o da tessere di mosaico di vetro che rispecchiavano, con giochi di luci, i riflessi dell'acqua che fluisce. Il ninfeo costituiva una quinta, più o meno discreta, al giardino e spesso era associato all'uso del triclinio estivo, dove i commensali partecipavano al banchetto sui letti tricliniari, mentre acqua zampillante scorreva intorno a loro.

Nella trasformazione della domus, il giardino assume una posizione sempre più privilegiata nella prospettiva scenografica e la continuità con il resto della casa è a volte sancita dalla trasformazione dell'impluvium in una vasca di una fontana monumentale.

Bibliografia essenziale:

AA.VV., Domus-Viridaria- Horti picti, Napoli 1992
A. Ciarallo, Orti e giardini di Pompei, Napoli 1992
M.M. Gabriel, Liviàs Garden-Room at PrimaPorta, New York 1955 

P. Grimal, Les Jardins Romains, Parigi 1968
W. Jashemski, The gardens of Pompeii, New York 1975
F. Neuerburg. L'architettura delle fontane e dei ninfei, Napoli 1965
P. Zanker, Pompei, Torino 1993
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