I culti domestici

I CULTI DOMESTICI 

Il culto degli antenati
Sede del culto domestico nelle case più antiche era l'atrium, ambiente centrale dell'abitazione, dove si trovava il focolare. 
Qui le nobili famiglie, secondo la tradizione romana, conservavano in un apposita nicchia, chiusa da uno sportello di legno e preceduta da un piccolo altare, le immagini degli antenati. 
Secondo quello che veniva definito lo ius imaginum, solo la nobiltà aveva il diritto di esporre queste immagini che, in occasione di sacrifici pubblici o dei funerali dei membri della famiglia, venivano fatte sfilare per ricordare l'antichità e la nobiltà della stirpe e, naturalmente, il suo peso sociale. Così, il filosofo Seneca ci fa sapere che era motivo di vanto il poter esporre in queste circostanze immagini annerite degli antenati, che testimoniavano, in tal modo, la lunga esposizione al fumo del focolare domestico e quindi l'antica nobiltà.

I più antichi ritratti erano di cera, vere e proprie maschere funerarie, più spesso piccole sculture di legno che simbolicamente ricordavano le sembianze degli antenati.
Nell'ambito della prima età imperiale le immagini vengono sostituite con altre in materiali considerati più di prestigio, come il bronzo o il marmo, ma mantengono inalterata la funzione rituale e sociale.
Con l'evolversi dell'architettura domestica, l'atrio perde il suo carattere strettamente privato per acquisire il ruolo più ufficiale di accesso ai settori di rappresentanza come il peristilio e le zone di soggiorno. La funzione del culto domestico viene generalmente trasferita nel settore privato della casa, in particolare negli ambienti di servizio.

Il Genio
All'interno del larario, nicchia o tempio in miniatura, è in genere raffigurato il Genius, divinità minore simbolo del principio vitale dell'intero nucleo familiare e pertanto legata al capofamiglia. In occasione dello anniversario della nascita del padrone di casa, veniva offerto al Genio vino, incenso e particolari focacce.
In età imperiale, così come il Genius familiaris proteggeva la famiglia, il Genio dell'imperatore proteggeva lo Stato.

Nella Casa del Larario del Sarno, il Genius familiaris, dipinto con una toga bianca e il capo coperto (capite velato) per il sacrificio, è rappresentato in atto di compiere preghiere ed offerte, con una sorta di piccolo piatto rituale (patera) e con la cornucopia, il corno dell'abbondanza, davanti ad un altare dove il fumo indica il sacrificio in atto.


I Lari
Accanto al Genio sono dipinti i Lari, raffigurati con corte tuniche, mantello e alti calzari, in atto di danzare, tenendo in mano la cornucopia, oppure il rhytòn o la patera.

I Lari nascono forse come divinità dei campi, anzi del singolo appezzamento di terra, ma ben presto divengono protettori della casa intesa come luogo della vita della famiglia. 
Una tradizione raccontata da Ovidio vuole che i Lari siano in qualche modo figli del dio Mercurio e, come tali, onorati quali dispensatori di prosperità. Per questo l'attributo che li accompagna spesso è il corno dell'abbondanza: la loro immagine è diffusa non solo all'interno delle pareti domestiche, ma anche nelle botteghe e nei negozi (tabernae), dove sono rappresentati insieme con Mercurio, per propiziare il successo negli affari. Feste annuali venivano celebrate in loro onore e prendevano il nome di Laralia o Compitalia, da compitum, incrocio. IL termine deriva dalla consuetudine di ubicare tempietti con Lari all'incrocio dei confini di proprietà e di vie urbane.

Al Lar familiaris, che proteggeva il complesso della famiglia, dai servi (familia) ai padroni e alla dimora stessa, venivano portate offerte tre volte al mese, durante le calende, le none e le idi e in occasione di particolari eventi che riguardavano la totalità della casa.
Inoltre, ogni qualvolta cadeva a terra del cibo durante un pasto, questo veniva bruciato davanti ai Lari.
Ai Lari sono associati, talora, i Penati, divinità meno facilmente definibili, legate genericamente al benessere della casa, come fa supporre l'origine del nome forse da penus, la dispensa dei viveri.

All'interno dei larari è rappresentata un'altra figura sacra che contribuisce a mantenere e favorire la prosperità della famiglia: il serpente.
Questo è rappresentato nella parte più bassa del larario, in genere al di sotto di una linea dipinta, che sembra indicare la superficie della terra. 
Molto spesso appaiono due serpenti, divinità del mondo sotterraneo, destinatarie di offerte, raffigurate nell'atto di avvicinarsi ad un altare sul quale sono state deposti cibo, frutta e grosse uova.

L'associazione del serpente con l'uovo sembra alludere all'immortalità, mentre l'animale stesso è simbolo della forza generatrice.



Bibliografia essenziale:
 
G.K. Boyce, Corpus of the Lararia of Pompei, Memoirs of the American Accademy of Rome, XIV, 1937
A. De Marchi, Culto privato in Roma Antica, I, 1886, pp 27 ss
N. Turchi, La religione di Roma antica, 1949, pp. 15 ss.
M.C. Waites, The Nature of Lares and their Representation in Roman Art, in American Journal of Archeology, XXIV, 1920, p. 241 ss.
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