Alphonse Bernoud fotografo a Pompei


Alphonse Bernoud  (Lione 1820 - 1889 come altri fotografi contemporanei, attivi in particolare a Napoli, è attratto dalle scoperte di Pompei eseguendo numerosi scatti di abitazioni ed edifici pubblici talvolta animate dal personale in servizio nell’area archeologica o da occasionali visitatori che avevano commissionato una immagine ricordo del loro tour nelle città sepolte dal Vesuvio.
In quegli anni il diffondersi della fotografia si lega strettamente all’aumento della fascia dei visitatori, ora non più solo nobili o colti viaggiatori come nel tardo Settecento, ma anche esponenti della media ed alta borghesia dell’epoca che amano acquistare un souvenir, come ricordo e dimostrazione del viaggio, dai numerosi fotografi presenti nei luoghi turistici.
Pompei, luogo simbolo dell’antichità, per il suo incredibile aspetto di una città ‘viva’ riemersa dall’oblio diventa oggetto di ampie campagne fotografiche, come quelle di Giorgio Sommer, Robert Rive, Achille Mauri e Giacomo Brogi attivi a Napoli nella seconda metà dell’Ottocento, con scatti relativi ai diversi edifici pubblici e privati del tessuto urbano della città che venivano venduti singolarmente, nei vari formati, o raccolti in album.
Questa variegata produzione fotografica non riveste solo un aspetto turistico ma presenta anche un innegabile ed importante valore di documentazione dell’area archeologica sia per il suo ovvio rigore scientifico rispetto ad un disegno che poteva anche differire dall’originale sia perché vengono spesso riprodotti edifici ed apparati decorativi pittorici e lapidei oggi fortemente degradati o in alcuni casi del tutto perduti. Aspetto quest’ultimo che ritroviamo anche nel nostro inedito nucleo di fotografie di Pompei, consentendoci di confrontare lo stato conservativo negli ultimi decenni dell’Ottocento di alcune abitazioni ed edifici pubblici con l’attuale immagine dei luoghi.

Le foto
I quattordici scatti del Bernoud in formato stereoscopico si possono datare fra il 1859 e il 1872, quando il fotografo lasciò Napoli per trasferirsi a Lione e dovevano far parte di una più ampia campagna fotografica su Pompei. Tutte le immagini presentano il caratteristico viraggio ‘color seppia’, con tonalità varianti dal bruno caldo al violaceo, che caratterizza le stampe all’albumina.
I monumenti pubblici e le abitazioni riprodotte nel nostro nucleo di foto si inseriscono nella fascia di edifici, il cui numero si allargava con il progredire delle esplorazioni, che, essendo considerati come i più rappresentativi, erano una meta obbligata nel consueto itinerario turistico della città. Cronologicamente gli scatti sono relativi alle scoperte comprese tra il 1764, inizio dello scavo del Teatro Grande, ed il 1835, quando furono completamente riportate alla luce la Casa di Arianna o dei Capitelli Colorati e la Casa del Labirinto.
Anche i soggetti rappresentati dal Bernoud, vivacizzati dalla presenza di personaggi inseriti fra gli edifici, rientrano per lo più nel consueto repertorio di immagini, caratterizzate da un taglio compositivo coerente con la precedente produzione vedutistica, che ritroviamo nei cataloghi di altri fotografi dell’epoca.
                                                                                                                                                   Ernesto De Carolis
 
   
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