I giochi


I giochi, preceduti da una cena che l'editore offriva la sera prima ai combattenti e al pubblico, erano aperti da un corteo (pompa): sfilavano nell'arena il magistrato editore preceduto dai littori, i musicisti, e i portatori di cartelli con l'elenco delle coppie dei gladiatori e dei condannati a morte.
In età augustea venne fissata definitivamente la giornata tipo di spettacolo: al mattino la venatio e l'esecuzione dei condannati alla pena capitale (damnatio ad bestias), spettacoli di intrattenimento ed eventuali altre esecuzioni capitali nell'intervallo di pranzo, giochi gladiatori (munera) nel pomeriggio. Con il nome di venatio vennero indicati vari tipi di giochi: semplice caccia, combattimento tra una fiera e un gladiatore, esecuzione di condanne capitali ad bestias, lotta tra due fiere o, infine, esibizione di animali esotici in esercizi a cui erano stati ammaestrati.
I giochi gladiatori vedevano in campo contemporaneamente più coppie: a Pompei gli annunci variano da un numero di dieci coppie fino a quarantanove, ma la media doveva aggirarsi attorno a venti. I combattimenti potevano essere sine missione, con la morte di uno dei due combattenti, oppure con richiesta di missio, la fine del combattimento.
La partecipazione del pubblico era molto grande, ed alcuni gladiatori, divenuti davvero famosi, erano oggetto di sfrenata tifoseria. Come lasciano intendere molte iscrizioni graffite di Pompei, oltre che suscitare l'entusiasmo nell'arena, sembra che i gladiatori facessero anche strage di cuori femminili.
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