Il metodo di esecuzione dei calchi in gesso



Il metodo ideato da Giuseppe Fiorelli ed utilizzato tuttora per la realizzazione di calchi è molto semplice. Quando l'archeologo esegue uno scavo nell'area vesuviana, trova una particolare stratigrafia dovuta alle modalità del seppellimento e al susseguirsi delle diverse fasi che si sono succedute durante l'eruzione.
La prima fase dell'eruzione fu caratterizzata dalla caduta di lapilli, una sorta di grandine di pomici di piccola dimensione che ricoprì gli spazi aperti, le strade e i cortili, facendo crollare i tetti di alcune abitazioni. Successivamente vi fu invece la fase di caduta di cenere che penetrò ovunque riempiendo ogni vuoto ed avvolgendo ogni cosa, alternata al susseguirsi di flussi piroclastici, le cosiddette "nubi ardenti" che a forte velocità ed alta temperatura percorsero in più ondate il territorio provocando distruzione e morte. La cenere, indurita, costituisce quello che viene comunemente chiamato "tuono", uno strato molto resistente.
E' in questa cenere indurita che spesso gli archeologi rinvengono dei vuoti, causati dalla decomposizione di sostanze organiche: può trattarsi di elementi in legno come mobili, infissi, oggetti ma anche di corpi degli individui.
Nel vuoto viene quindi versata una miscela di gesso ed acqua fino a riempirlo totalmente. Lasciato asciugare il gesso, si può procedere nello scavo e si mette in luce ciò che aveva determinato il vuoto: la cenere indurita ha conservato infatti, come uno stampo, il volume, la forma e la posizione dell'oggetto o del corpo che era stato sepolto.
Questa impronta di gesso solidificato è chiamato calco. Può includere alcune parti che non si sono decomposte, per esempio le ossa dell'individuo o gli oggetti in metallo che indossava o recava con sè; può presentare sulla superficie l'impronta della trama dei tessuti che lo ricoprivano e che si sono anch'essi decomposti o di cui restano talvolta solo minime tracce.
In questi particolari casi dunque, a differenza di tutti gli altri siti archeologici, non si conservano solo gli scheletri degli individui, ma addirittura la loro forma reale, il loro aspetto esterno, il loro abbiblgiamento, le loro fattezze, i loro gesti, anche se quelli tragici della loro agonia.

Le fasi del calco              
(disegni di U. Cesino)
  
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